strategie di comunicazione e droghe illegali

le droghe non sono prodotti che si vendono (magicamente) da soli, ma sono oggetto di strategie comunicative sempre più elaborate

secondo Gatti, il mercato è in grado di pre – influenzare e condizionare in modo attivo  la nostra opinione e le nostre scelte sulle sostanze illegali

data di pubblicazione:

18 Dicembre 2024

Le strategie di comunicazione influenzano anche la diffusione delle droghe illegali, in svariati modi. Del resto, se nella nostra società la comunicazione è una componente chiave nell’offerta di beni e di servizi, ciò riguarda anche le sostanze illegali. Secondo quanto sostiene Riccardo Gatti (medico, specialista in psichiatria e psicoterapeuta), il mercato sembra in grado di condizionare la domanda di sostanze illegali.

Le droghe illecite sono, da tempo, diventate un bene di consumo diffuso. Spesso sono legate a danni per la salute ed, alcune, anche a decessi, non solo per overdosi. Eppure si vendono e si vendono bene. Il mercato sembra in grado di condizionare la domanda e, per accontentare sempre più clienti di diversa tipologia, si va differenziando con prodotti nuovi. 

Il salto generazionale della proposta commerciale sembra, così, orientarsi progressivamente verso prodotti mix, dove, diversi principi attivi, sintetizzati in laboratorio, generano l’effetto che, in definitiva, è ciò che il cliente compra: l’effetto, più che la sostanza. 

Chiunque produca e venda qualcosa, sa bene come sia difficile farsi strada per incontrare la domanda della clientela e, ancor più, per imporre nuovi prodotti. 

Nella società interconnessa, poi, l’uso dei nuovi media, dei social e dei media tradizionali è ancor più complesso di un tempo: richiede strategie e planning ben studiati, l’utilizzo di testimonial e influencer adatti e soprattutto la convergenza di azioni necessaria per creare di continuo aspettative favorevoli o, almeno, curiosità, verso un determinato consumo. 

Tuttavia, per quanto riguarda le droghe, illecite, siamo portati a pensare che tutto ciò non avvenga. In pratica le droghe sarebbero prodotti che si vendono (magicamente) da soli, al più veicolati  dai pusher che vediamo in strada. 

Si tratta di una posizione quantomeno ingenua, visto che riguarda uno dei mercati più potenti nel mondo, con giri di affari superiori a quelli di molte nazioni ed una disponibilità di risorse finanziarie enorme. 

Sarebbe ora di considerare che questo mercato è in grado di pre – influenzare e condizionare in modo attivo  la nostra opinione e le nostre scelte. (…) Un messaggio, da solo, non cambia nulla ma, se in una società interconnessa, i messaggi diventano molteplici, veicolati in modi diversi, talvolta evidenti, talvolta sottotraccia e meno espliciti della scena di un film, talvolta come opinioni di “gente come noi”, talvolta, ancora, come notizie legate a fatti reali conditi, però, con semplici aggettivi che ci fanno capire, ad esempio, che una sostanza “spopola” (e quindi è particolarmente gradita), anche quando (ancora ?) non è così … allora le opinioni cambiano. La propensione al consumo aumenta.”

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