studio sull’uso terapeutico della ketamina

Il campione era costituito da 37 pazienti dipendenti da fentanyl; 24 di questi hanno provato la ketamina, 16 hanno seguito e completato il trattamento, ovvero il passaggio a buprenorfina

lo studio indica nuove opportunità per la cura di alcuni disturbi di salute mentale non rispondenti alle terapie farmacologiche classiche

data di pubblicazione:

16 Novembre 2024

Uno studio sull’uso terapeutico della ketamina, riportato dal sito Insostanza, sembra indicare nuove opportunità per la cura di alcuni disturbi di salute mentale. Da alcuni anni, si susseguono studi clinici sugli allucinogeni e in particolare sul loro impiego in disturbi di tipo psichiatrico non rispondenti alle terapie farmacologiche classiche. A riguardo, è in via di sperimentazione l’uso di micro-dosi di ketamina per il trattamento nella depressione

“Nel campo delle opportunità farmacologiche-terapeutiche vengono annoverati taluni allucinogeni che hanno mostrato efficacia in diversi disagi psichiatrici o in stati depressivi gravi e non rispondenti; tra questi la ketamina ha ora assunto una notevole importanza considerata anche la rapidissima azione.
I “farmaci “più frequentemente sperimentati sono:
– esketamina. In realtà si tratta della s-ketamina. L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha approvato l’uso dell’esketamina (Spravato) in adulti con depressione maggiore resistente al  trattamento
– psilocibina.
– MDMA o ecstasy
– DMT
– Ibogaina
–  LSD.

Uno studio pilota ha dato indicazione di un nuovo utilizzo terapeutico della ketamina; una dose ridottissima e sub-dissociativa di questo farmaco può ridurre o addirittura eliminare i sintomi di astinenza da oppiacei e così eliminare la paura dei pazienti di avviare un trattamento perché questo potrebbe indurre una grave condizione astinenziale, come può accadere nelle prime fasi dell’utilizzo di buprenorfina (Subutex). Ciò allontana molti pazienti e facilita il rischio di tanti decessi, come poi accade.

(…) La dose di ketamina (in forma di sciroppo o compressa sublinguale) è stata pari a 16 mg, corrispondente a meno della metà di quella utilizzata nella depressione e certamente molto meno di quella utile in anestesia; è come detto sub-dissociativa.
Il campione era costituito da 37 pazienti dipendenti da fentanyl; 24 di questi hanno provato la ketamina, 16 hanno seguito e completato il trattamento, ovvero il passaggio a buprenorfina.
La maggior parte dei pazienti ha riferito che dopo l’assunzione di ketamina vi era una effettiva riduzione o eliminazione dei sintomi astinenziali.

Questo potrebbe essere un modo molto semplice per aiutare i pazienti ad entrare nei servizi, dichiara l’autrice principale dello studio.
Infine:” Sono entusiasta di questi risultati”. “Questa è una meravigliosa opportunità per salvare vite”.

Non si può non darle ragione.
Qualsiasi “strumento” tecnico/farmacologico che faciliti i primi passi verso l’abbandono di una gravissima dipendenza patologica è ben accolto; ciò rende l’approccio terapeutico possibile sia per il paziente che per gli operatori spesso frustrati dalla difficoltà proprie di questa patologia.
Va comunque considerato che la dipendenza è multifattoriale e necessita di interventi ampi e diversificati, comprendendo aspetti politici, sociali e di indirizzo sanitario.”

Lucinda A. Grande, Tom Hutch, Keira Jack, Wendy Mironov, Jessica Iwuoha, Martin Muy-Rivera, Jacob Grillo, Stephen A. Martin, Andrew Herring. Ketamine-assisted buprenorphine initiation: a pilot case series. Addiction Science & Clinical Practice, 2024; 19 (1) DOI:10.1186/s13722-024-00494-

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