HIV e stigma tra gli operatori sanitari

una ricerca a livello internazionale ha indagato livello e caratteristiche dello stigma correlato all'HIV nell'ambiente sanitario

Lo stigma associato all'HIV è collegato a risultati sanitari negativi come cure ritardate, evitamento delle strutture sanitarie e scarsa aderenza ai farmaci, ostacolando in ultima analisi gli sforzi di prevenzione e trattamento dell'HIV

data di pubblicazione:

4 Dicembre 2024

Lo stigma dell’HIV è un ostacolo riconosciuto al raggiungimento di una salute e di un benessere positivi. Se si vuole porre fine all’epidemia di AIDS entro il 2030, è fondamentale combattere lo stigma e la discriminazione correlati all’HIV anche negli ambienti sanitari, come previsto dall’Obiettivo di sviluppo sostenibile 3 delle Nazioni Unite (ONU).

Questo è quanto emerge da un rapporto frutto della collaborazione tra il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e la European AIDS Clinical Society (EACS). Si tratta di una indagine mirata ad acquisire conoscenze sulla comparsa di stigma e discriminazione correlati all’HIV tra le persone che lavorano in vari contesti sanitari in Europa e Asia centrale.

Lo stigma associato all’HIV è “(…) collegato a risultati sanitari negativi come cure ritardate, evitamento delle strutture sanitarie e scarsa aderenza ai farmaci, ostacolando in ultima analisi gli sforzi di prevenzione e trattamento dell’HIV.”

Per raggiungere gli obiettivi fissati entro il 2030, ossia sconfiggere l’AIDS, è “(…)  necessario comprendere come e in quali contesti si manifesta lo stigma negli ambienti sanitari e cosa sta alla base delle azioni e dei comportamenti stigmatizzanti tra gli operatori sanitari, per capire come intervenire al meglio e affrontare i fattori individuali e istituzionali che determinano stigma e discriminazione nei confronti delle persone affette da HIV.”

I risultati del rapporto si basano sulla somministrazione di un questionario tra gli operatori sanitari di 54 paesi. Una distribuzione effettuata attraverso varie modalità e canali. La maggior parte degli intervistati era di sesso femminile (74%), più della metà (52%) di età compresa tra 25 e 44 anni, e svolgeva vari ruoli sanitari, sebbene la maggioranza fosse composta da medici (44%) e infermieri (22%).

Alcuni risultati del rapporto:

La maggior parte degli intervistati non era a conoscenza di aver curato una persona affetta da HIV (45%) o il numero di pazienti trattati era inferiore a cinque (27%). Solo il 9% aveva curato più di 100 persone affette da HIV durante l’ultimo anno;

La conoscenza dell’HIV e il concetto di “non rilevabile uguale non trasmissibile” (U=U), la profilassi post-esposizione (PEP) e la profilassi pre-esposizione (PrEP) variavano a seconda dei tipi di ruoli professionali e delle strutture sanitarie, con molti (69%) che non conoscevano i concetti chiave relativi alla trasmissione e alla prevenzione dell’HIV. I medici erano gli operatori sanitari con la più alta conoscenza dell’HIV nelle aree misurate nel sondaggio;

Una percentuale sostanziale di operatori sanitari ha espresso riserve sulla fornitura di assistenza a gruppi specifici di persone affette da HIV: il 12% ha fortemente preferito non fornire assistenza a persone che si iniettano droghe, mentre il 6% ha fortemente preferito evitare di fornire assistenza a uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM), prostitute e uomini e donne transgender, presumibilmente influenzati da una mancanza di formazione e da una percezione di rischio aumentato.

“Sebbene molte strutture avessero protocolli e linee guida per proteggere dall’infezione da HIV e prevenire la discriminazione, in alcuni contesti mancava ancora consapevolezza o implementazione di queste politiche.”

In conclusione il rapporto fornisce approfondimenti sul livello e sulle caratteristiche dello stigma correlato all’HIV nell’ambiente sanitario in Europa e Asia centrale e delinea le aree che devono essere affrontate per porre fine allo stigma e alla discriminazione di persone o gruppo con HIV.

 

 

 

 

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