adolescenti società e salute mentale

l'aumento dei disturbi psichici è anche il riflesso di una società che richiede sempre di esser all'altezza

I giovani devono sempre essere all'altezza delle sfide, in ogni ambito della vita, pubblico o privato. Di fronte alla necessità di essere sempre performativi si aprono spazi di sofferenza psichica, spazi privati, che faticano a trovare momenti di condivisione pubblici. Momenti dove sia possibile il riconoscimento di una dignità della fragilità, soprattutto quella dei giovani.

data di pubblicazione:

22 Ottobre 2024

Ansia, panico, fobia sociale, ma anche ritiro sociale, disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo: eventi psichici estremamente diffusi e sempre più comunemente osservabili da chi, insegna nelle scuole. Sono le parole di Marco Rovelli, autore di un articolo, leggibile sul sito Doppiozero, che riflette sulle possibili origini del disagio adolescenziale nella nostra società.

Riflessione che parte dall’etimologia della parola disagio, “(…) che rimanda ad una situazione di distanza, di non prossimità, che genera sconforto. Questa evocazione della distanza, e del correlato malessere, è particolarmente appropriata al cosiddetto disagio giovanile contemporaneo: non trovarsi prossimi ad alcunché – a un mondo, a un altro soggetto. Non sento nulla e nessuno vicino, non c’è nulla e nessuno che mi tocchi: non c’è contatto, non c’è connessione.”

Una non connessione e un non contatto che si adatta bene alla nostra società, che ha tre imperativi: Just do itNothing is impossibleTutto intorno a te. Imperativi fatti propri e divulgati da brand sportivi che investono tutto sulla persona singola e sulle sue scelte, giuste o sbagliate.

Just do it, è l’imperativo della Nike. Devi solo farlo. L’unica cosa che devi fare è farlo, perché tutto è lì, a tua disposizione. Tutto è possibile. Come dice il secondo claim, quello di Adidas, antagonista della Nike: Nothing is impossible. Niente è impossibile, appunto. Tutto è a tua disposizione, tu vivi immerso in un oceano di possibilità, nulla che tu non possa conseguire, dipende solo da te. Perché, come dice il terzo claim più volte usato negli anni, Tutto è intorno a te. Prenditelo. Sei l’unico responsabile, e se non ce la fai, sei tu quello da biasimare. Sei tu e solo tu il vincente, sei tu e solo tu il perdente.

I giovani devono sempre essere all’altezza delle sfide, in ogni ambito della vita, pubblico o privato. Di fronte alla necessità di essere sempre performativi si aprono spazi di sofferenza psichica, spazi privati, che faticano a trovare momenti di condivisione pubblici. Momenti dove sia possibile il riconoscimento di una dignità della fragilità, soprattutto quella dei giovani.

Giovani investiti sempre più dalle esigenze e dalle aspettative dei genitori, dalla loro voglia di successo e felicità, dove i fallimenti non sono contemplati, pena l’infelicità del sistema famiglia.

Ma, “(…) Se l’educazione è lo spazio relazionale in cui formare il proprio sé, allora essa è prima di tutto sperimentazione, apertura, ricerca. Non è conseguire qualcosa, non è produrre sé come un’eccellenza, essere imprenditori di sé all’altezza di un modello e di uno standard valutativo. Come dice il filosofo dell’educazione Gert J. J. Biesta, si diventa adulti grazie a processi di interruzione, necessaria per potersi ridefinire in relazione agli altri. Ma in un percorso orientato allo scopo previsto e centrato sull’accumulazione di competenze, non c’è spazio per quelle interruzioni e quelle sospensioni necessarie per una crescita personale.”

Una crescita personale sempre più controllata dai genitori attraverso l’utilizzo di dispositivi digitali, che alla fine negano quel percorso di autonomia necessario allo sviluppo della personalità in formazione degli adolescenti.

 

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