sostanze psichedeliche e salute mentale

a ora, nessun psichedelico classico è stato approvato per il trattamento medico dei disturbi neuropsichiatrici

gli psichedelici sembrano intervenire a livello cerebrale sull'interrotta comunicazione tra sistema limbico e zone connesse, responsabili dello stato depressivo.

data di pubblicazione:

18 Settembre 2024

Il Dr. Giuseppe Montefrancesco, sul sito Insostanza, riporta e analizza le principali sostanze psichedeliche, soffermandosi sul loro uso in caso di disturbi di salute mentale. Il dato di fondo che emerge dagli studi scientifici è che alcune sostanze psichedeliche sembrano replicare effetti specifici degli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). In particolare, gli psichedelici sembrano intervenire a livello cerebrale sull’interrotta comunicazione tra sistema limbico e zone connesse, responsabili dello stato depressivo.

“Dal 2010 si è verificato un rapido incremento di studi e sperimentazioni cliniche nell’uso di sostanze psichedeliche, sia classiche che atipiche, in specifici disagi mentali in particolare quelli resistenti ai trattamenti convenzionali.
Le osservazioni cliniche per comprendere la sicurezza delle sostanze psichedeliche, la loro neurobiologia e i meccanismi sottostanti hanno interessato sia modelli animali che umani.

Le sostanze più frequentemente sperimentate sono state:
– esketamina. In realtà si tratta della s-ketamina; è questa un derivato della fenciclidina (PCP) appartenente alla classe delle arilcicloesilamine e dispone di 2 forme, (R)-ketamina e (S)-ketamina.

(…) La sostanza è stata sperimentata, in setting terapeutici controllati, nella cosiddetta psicoterapia psichedelica in molti pazienti che presentavano disturbi da dipendenza.
La stessa ketamina è comunque in grado di produrre sviluppo di tolleranza e grave dipendenza negli utilizzatori. La ketamina, la cui azione si esplica come antagonista di un recettore del glutammato, (l’NMDA o N-metil-D aspartato) presenta rapidi effetti antidepressivi, quando viene somministrata endovena; più recentemente, della stessa ketamina vi è una formulazione spray intranasale.

Infine ultimi studi mostrano che l’infusione di ketamina (dosi di 0,5 mg/kg) riduce rapidamente la gravità dei sintomi in pazienti con disordini da stress post traumatico (PTSD).
Moltissimi altri studi mostrano l’esketamina  spray nasale come farmaco più efficace nel gestire la depressione resistente al trattamento rispetto ai comuni antidepressivi, magari in associazione con quest’ultimi.

– psilocibina. La psilocibina è stata, ad esempio, sperimentata nel trattamento della depressione, nel disturbo ossessivo compulsivo, nei disturbi alimentari e disturbi da nicotina, alcol ovvero da droghe in genere.
– MDMA o ecstasy. Gli studi clinici condotti con MDMA (metilendiossi-metamfetamina) hanno interessato principalmente pazienti con disturbo da stress post-traumatico, da abuso di alcol e sintomi di ansia sociale o anche pazienti con disturbo dello spettro autistico.

– DMT. Sia con il DMT (dimetiltriptamina o ayahuasca). Sembrano esserci dati limitati sui potenziali benefici per indicazioni psichiatriche, come il trattamento di disturbi correlati a sostanze d’abuso.
L’ ayahuasca è un allucinogeno  tuttora in uso nelle popolazioni indigene del bacino del Rio delle Amazzoni e viene assunto, a scopi rituali e religiosi, attraverso una bevanda chiamata ayahuasca, traducibile come vino dell’anima; per quanto poco conosciuto in occidente la sua popolarità ed utilizzo ricreazionale è in aumento.

 Ibogaina L’ibogaina (12-metossi-ibogaina) è un alcaloide indolico monoterpenico ed è una sostanza psicoattiva. Essa è presente in numerosi vegetali, principalmente nell’iboga (Tabernanthe iboga) un arbusto della foresta pluviale, originario dell’Africa centro-occidentale. Le radici di questo arbusto contengono 12 alcaloidi tra cui l’ibogaina, la tabernantina, l’ibogamina e la coronaridina.

L’utilizzazione della ibogaina negli stati di dipendenza da oppiacei (casi clinici o rapporti aneddotici) ha avuto sempre  giudizi disaccordi e l’uso medico è stato qualificato come sottocultura.
–  LSD. L’LSD è stato sperimentato per trattare l’ansia di fine vita e disturbi correlati a sostanze.

(…) Al momento della stesura del presente documento nel 2024 nessun psichedelico classico, è stato approvato per il trattamento medico dei disturbi neuropsichiatrici.
Comunque, va riportato che l’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) ha approvato l’uso dell’esketamina (Spravato) in adulti con depressione maggiore resistente al trattamento ed in più vi è un decisivo aumento dell’uso “off-label” della ketamina (vuol dire al di fuori delle ordinarie indicazioni terapeutiche) per lo stesso tipo di patologia.

Ma quale il motivo che giustifica l’uso degli psichedelici in particolari disturbi psichiatrici ?

A tutt’oggi sono incerte sia le cause della patologia depressiva sia la ragione del perché funzionino gli antidepressivi.
La depressione maggiore è considerata una conseguenza della coesistenza di rischi genetici e fattori ambientali; quindi, pare fondamentale esplorare come l’esposizione allo stress e i geni a rischio contribuiscano alla patogenesi della depressione maggiore.

D’altra parte, l’uso degli antidepressivi come gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) sembra legittimamente sostenere l’ipotesi che la depressione sia causata soprattutto da uno squilibrio chimico ossia la mancanza di serotonina e che bisogna ripristinarne i livelli di serotonina, ragione dell’uso degli SSRI.
In realtà nei pazienti non è stata riscontrata alcuna diminuzione significativa di questo neuromediatore cerebrale.

Secondo attuali ricerche, la ragione dell’efficacia degli antidepressivi, in una pubblicazione di Molecular Psychiatry, sta nel fatto che alcune regioni del cervello non comunicano tra loro normalmente, ovvero presentano funzionalmente una specie di blocco e quindi non svolgono correttamente il loro lavoro.
Le regioni cerebrali in questione sono quelle deputate alla ricompensa, alla felicità, all’umore, all’autostima (sistema limbico e zone connesse).

In sostanza gli antidepressivi che aumentano la serotonina, quali gli SSRI, funzionano perché ripristinano la interrotta comunicazione tra queste parti cerebrali.
Questa stessa azione eserciterebbero sia l’esketamina che gli psichedelici (allucinogeni e dissociativi) prima riportati.
In sostanza è una forma di neuroplasticità ovvero tutte queste sostanze indurrebbero la capacità del cervello di modificare in meglio una condizione che si presentava peggiorativa e bloccata e che determinava lo stato depressivo.”

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