RISCHIO DI PSICHIATRIZZAZIONE PER LE PERSONE CON DIPENDENZE

Invece di potenziare i servizi territoriali previsti dalla Legge 180, il Ddl punta all’aumento del numero dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) ospedalieri

il Ddl n. 1179/2024,  che riforma l'organizzazione dei servizi di salute mentale e istituisce misure di sicurezza, sembra negare alla radice lo spirito della legge Basaglia del 1978

data di pubblicazione:

4 Settembre 2024

Vi è un rischio di psichiatrizzazione per le persone con dipendenze da sostanze e comportamentali, nel caso venisse approvato il Ddl n. 1179/2024  che riforma l’organizzazione dei servizi di salute mentale e istituisce misure di sicurezza che sembrano negare alla radice lo spirito della legge Basaglia del 1978. A seguito dell’appello di associazioni, sindacati e personalità della società civile, si sta aprendo una discussione sulla proposta di legge.

Il pericolo insito nella proposta di riforma è di rafforzare la logica di sicurezza e controllo sociale, anche con l’aumento del numero dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) ospedalieri e con nuove “sezioni sanitarie specialistiche psichiatriche” nelle carceri.  Stefano Vecchio (Forum Droghe) e Denise Amerini (Cgil) attirano l’attenzione anche su un art. del Ddl, che prevede l’assegnazione esplicita ai Dipartimenti di Salute Mentale delle competenze sui servizi per le persone con dipendenze da sostanze e comportamentali.

Abbiamo aderito come Cgil e Forum Droghe con convinzione all’Appello “Fermare una tragica nostalgia di manicomio, e reagire lanciato dalla società civile contro il Ddl n. 1179/2024, presentato dal Senatore di Fratelli d’Italia Zaffini e sottoscritto da altri 24 senatori della Repubblica. Come scritto nell’appello ritornerebbero le “misure di sicurezza” speciali, che riportano ai tempi di una psichiatria manicomiale controllata dal Ministero dell’Interno e dal Potere giudiziario, mentre con lo sdoganamento delle “misure e trattamenti coattivi fisici, farmacologici e ambientali” si evoca in qualche modoil regolamento manicomiale del 1909. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) raddoppierebbe la durata a 15 giorni, “prolungabile”. Invece di potenziare i servizi territoriali previsti dalla Legge 180, il Ddl punta all’aumento del numero dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) ospedalieri. In carcere si istituirebbero “sezioni sanitarie specialistiche psichiatriche”, nelle quali sarebbe possibile effettuare il TSO. Fuori dal carcere aumenterebbe il numero di posti in ogni Rems.

Il disegno di legge contiene però non solo una nostalgia di manicomio, purtroppo diffusa sempre più, ma propone anche una logica più generale di attacco al modello territoriale di tutela e promozione della salute, legato in parte alla privatizzazione selvaggia in atto del sistema sanitario.

Sentiamo il bisogno, in questo contesto, di evidenziare che nel Ddl Zaffini alla lettera e) dell’art.3 con il titolo “Attività di cura” si scopre, quasi per caso, nascosta com’è tra le tante voci, l’assegnazione esplicita ai Dipartimenti di Salute Mentale delle competenze sui servizi per le Persone che Usano Droghe (PUD): “servizi per le tossicodipendenze (SerT) e servizi per le dipendenze patologiche (SerD), sia farmacologiche che comportamentali”.

Abbiamo più volte argomentato come questo annullamento dello specifico, complesso e articolato mondo dei servizi per le PUD e per le dipendenze, che va dalle aree più marginali (senza dimora, migranti, poveri) a quelle più socialmente integrate nei contesti ricreativi e del divertimento (giovani, professionisti etc.) sia un grave errore.

Il tema dell’uso di sostanze psicoattive, problematico o meno, richiede una varietà ampia di azioni e servizi che fanno riferimento alla prospettiva della Riduzione del Danno/Limitazione dei Rischi, intesa come promozione della salute e sviluppo di empowerment, nell’orizzonte ampio della triade di Norman Zinberg: droghe, set e setting.

Una molteplicità e complessità che ha un carattere specifico e che non può essere compresa nella Salute Mentale, a meno di non rientrare in quella logica di psichiatrizzazione, patologizzazione e colonizzazione culturale e istituzionale – oltre che di controllo sociale – che gli estensori dell’appello contro il Ddl Zaffini, hanno criticato come uno dei rischi degli attuali servizi per la Tutela della Salute mentale.”

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