La violenza di genere come effetto collaterale del gioco d’azzardo

Non solo violenza fisica, ma anche psicologica

Più che di violenza fisica le donne raccontate nel libro subiscono una violenza psicologica, ma non per questo meno grave. "Truffa, raggiro, sottrazione di denaro che getta la famiglia in situazioni di disagio, di privazione, se non di vera e propria indigenza. Spesso anche ripetuti atteggiamenti maltrattanti."

data di pubblicazione:

15 Giugno 2024

Gioco d’azzardo e violenza di genere. Due ambiti che sono stati indagati poco, ma su cui si concentra il libro di Alessandra Limetti,  A PERDERE. UN GIOCO SENZA AMORE.  Secondo l’autrice la violenza di genere è un “effetto collaterale” del gioco d’azzardo, che colpisce spesso, nel caso di giocatori maschi, le mogli, le compagne o le madri.

Il libro “(…) è un esempio di narrativa sociale, dove la storia è frutto di esperienze reali di donne e di famiglie di giocatori d’azzardo patologici cucite insieme in una voce unica che è l’io narrante della storia, con riferimenti alla letteratura scientifica.”

Più che di violenza fisica le donne raccontate nel libro subiscono una violenza psicologica, ma non per questo meno grave. “Truffa, raggiro, sottrazione di denaro che getta la famiglia in situazioni di disagio, di privazione, se non di vera e propria indigenza. Spesso anche ripetuti atteggiamenti maltrattanti.”

Ma la violenza psicologica verso la donna si può manifestare anche in altre forme. “Innanzitutto attraverso la colpevolizzazione ingiustificata per le difficoltà della famiglia, o il cercare di fare passare la donna per “pazza” se solleva dubbi o preoccupazioni circa la situazione economica. Poi atteggiamenti distanzianti, o sprezzanti, volti ad annichilire.

Ancora: il gaslighting, una forma di manipolazione psicologica con la quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione. E poi il love bombing, tipico di tutti i casi di violenza, anche di quella fisica.  E’ la strategia manipolatoria in cui il partner, soprattutto in seguito a comportamenti “gravi”, in alcuni momenti inonda di gesti d’amore e di attenzioni allo scopo di tenere legata a sé l’altra persona, facendo dimenticare “ciò che non va” e confondendo le acque in modo che non si riescano più a leggerne i segnali contraddittori.

Tutti questi comportamenti portano a una situazione di co-dipendenza. Ossia una “(…) condizione psicologica propria di una relazione in cui una persona adulta si mostra dipendente da un’altra persona. Questo porta la donna a non accorgersi per molto tempo della reale condizione che sta vivendo.” Spesso i familiari e la compagna scoprono tardi questa dipendenza patologica, quando la situazione è compromessa e gli abusi possono presentarsi più facilmente.

Purtroppo la conoscenza su questo fenomeno è ancora poca e spesso si tende a sminuire il problema, anche quando la persona smette di giocare, non considerando la possibilità di una ricaduta. Il problema quindi è di non lasciare da soli i familiari e le compagne, facendo ricorso all’aiuto di professionisti, ma anche prendendo in considerazione la possibilità di modificare le relazioni personali e familiari al fine di subire una relazione tossica.

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