CONTROLLI ANTIDROGA SUI LAVORATORI CON MANSIONI A RISCHIO

Sono soggetti che non chiedono aiuto, che non sono seguiti e per i quali l'evidenza di questo utilizzo avviene nei casi di screening e controlli sul lavoro

le sostanze rilevate maggiormente oppiacei, non legati a una prescrizione medica ma a un uso voluttuario, e cannabis

data di pubblicazione:

13 Maggio 2024

Dal racconto di una dottoressa responsabile dei controlli antidroga sui lavoratori con mansioni a rischio nell’area triestina, emergono diversi elementi interessanti.

“Da quasi 25 anni Fiorenza Zambon è medico competente in numerose aziende piccole e grandi dell’area giuliano isontina per conto della società di servizi Synergica srl di Trieste. A lei compete per legge far eseguire i controlli anti droga sui lavoratori con mansioni a rischio. 233 lo scorso anno di cui 8 positivi e da gennaio a oggi sono già 4.

Le sostanze rilevate maggiormente oppiacei e cannabis. Oppioidi soprattutto derivati da farmaci utilizzati per il dolore cronico, in questo caso con un uso non congruo e improprio, non legato a una prescrizione medica ma a un uso voluttuario”.

A preoccupare è anche quanto emerso dai successivi accertamenti affidati ai SerD (Servizi per le Dipendenze patologiche) per escludere una eventuale condizione di tossicodipendenza. Si evidenzia un problema di un utilizzo di droghe non abituale che però – rileva il medico aziendale – non è meno grave, soprattutto quando si parla di sicurezza in mansioni così rischiose.

“E’ questo che mi stupisce l’uso frequente pur non abituale, ogni giorno o anche occasionale, non avere la consapevolezza che ha gli stessi effetti soprattutto in mansioni a rischio in cui i criteri di lucidità di vigilanza e riflessi sono prioritari questo mi stupisce e mi allarma”, dice Zambon, sottolineando che l’età dei soggetti  è varia. “Dai giovani neo assunti 20-25enni, ci sono 40enni e anche 50enni padri di famiglia”.

In attesa dei risultati degli accertamenti intanto il lavoratore è considerato non idoneo temporaneamente alla mansione a rischio.

Sono soggetti che non chiedono aiuto, che non sono seguiti e per i quali l’evidenza di questo utilizzo avviene in questi casi di screening e controlli sul lavoro – conclude Fiorenza Zambon – quando poi li chiamo per spiegare l’iter sono stupiti e arrabbiati perché lo vedono come un sopruso”.

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