BINGE DRINKING : DANNI AL CUORE E AL CERVELLO

data di pubblicazione:

24 Gennaio 2012

L’alcol, in dosi elevate, può compromettere seriamente la salute cardiaca dei giovani. Antonio Raviele, direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’ospedale dell’Angelo di Mestre, lancia l’allarme, spiegando che per gli under 20 ubriacarsi, tra i tanti effetti nocivi, può portare ad un attacco di fibrillazione atriale per i soggetti predisposti.
Tali soggetti, «spesso non sanno di esserlo; può capitare, dopo una forte bevuta, che il sangue non circoli correttamente. Potrebbe scatenarsi, di conseguenza, un incidente cardiaco o dei danni al cervello per il mancato afflusso di sangue», spiega Emanuele Scafato, presidente della Società italiana di algologia. Un’eventualità da non sottovalutare, dato che il “binge drinking” sta assumendo sempre più i connotati del fenomeno di massa. Riguarda circa 450mila ragazzini di età compresa tra gli 11 e i 16 anni che, in sostanza, si danno appuntamento e ingurgitano 4 o 5 cocktail con l’unico obiettivo di ubriacarsi. «Alcuni ragazzi – continua Scafato – non sanno di avere un disturbo della conduzione dello stimolo cardiaco, il quale determina il battito normale. Bevendo molto, l’ipertensione, successiva alla prima fase di vasodilatazione, può svelare un aritmia. Può accadere che l’impulso cardiaco vanga a mancare e che il cuore inizi a fibrillare, cioè a contrarsi in maniera inefficiente». In ogni caso, «che l’alcol, in quantità elevate, sia nocivo e non solo per il cuore ma per il sistema cardiovascolare in genere è un dato appurato e noto. Sappiamo, ad esempio, che quantità percepite come moderate possono condurre – dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità – ad un incremento del rischio di insorgenza di 60 patologie e 12 tipi di cancro». La quantità massima di alcol che il nostro organismo può assumere è stata stabilita da linee guida accettate a livello internazionale: «un bicchiere di una qualsiasi bevanda alcolica (corrispondente ad una quantità di circa 12 grammi di alcol) per le donne; due per gli uomini; uno per i ragazzi di età compresa tra i 17 e i 20 anni; 0 per quelli sotto i 16».
E’ necessario, in ogni caso, fare alcune distinzioni. «Le tabelle presenti nei pub o nei bar sono esplicative ma, in genere, non vengono lette. La quantità di alcol assumibile senza correre rischi varia a seconda di diversi fattori: il peso, il sesso, e il fatto di essere a stomaco vuoto o a stomaco pieno». Anche la modalità con la quale si beve può influire sull’insorgenza di rischi. «Siamo in grado di metabolizzare 12 grammi di alcol in minimo due ore, massimo tre. Il nostro fegato, infatti, ha la capacità di distruggere 6 grammi l’ora. La dose eccedente circola liberamente e immodificata per il nostro organismo, perché questo viene bypassato». Tornando ai giovani, i danni al sistema cardiovascolare possono esserci, certo; «ma il binge drinking ci preoccupa molto di più per i danni che può provocare al cervello dei ragazzi. Le risonanze magnetiche, infatti, hanno dimostrato che se i ragazzi si ubriacano almeno una volta alla settimana, dopo solo 2 o 3 mesi l’ippocampo, la zona del cervello che serve per orientarsi e memorizzare, riduce significativamente il proprio volume, con una conseguente perdita di neuron».Tale perdita, purtroppo, è permanente. «Il cervello non è in grado di ricreare queste cellule specializzate. Tra l’altro, nei ragazzi, avviene un fenomeno molto particolare, chiamato “pruning”: il loro cervello è in via di evoluzione, si completa attorno ai vent’anni. Normalmente, quindi, in questa fase, alcuni sinapsi, i collegamenti tra i neuroni, vengono distrutte per dare all’organo la possibilità di evolversi verso la fase adulta. Se vado a introdurre una sostanza che altera questo meccanismo, impedendo alle cellule di essere sostituite durante questa evoluzione, creo un danno enorme».

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