Servizi per le dipendenze: come superare lo stigma che li circonda

come rendere attraenti i servizi di cura per le dipendenze

data di pubblicazione:

18 Gennaio 2024

Nel numero di Dicembre 2024 della rivista MDD (Medicina Delle Dipendenze – Italian Journalof the Addiction) è possibile leggere un contributo su come rendere maggiormente attrattiva la cura presso i servizi per le dipendenze. Un articolo a cura di Fabio Lugoni, UO Medicina delle Dipendenze Policlinico GB Rossi di Verona. Secondo Lugoni in Italia non è vero che si spende poco per il settore delle dipendenze. Nel nostro paese esiste una capillare presenza di strutture specialistiche – Ser.D e comunità terapeutiche che si occupano di dipendenze su tutto il territorio nazionale .
Come lo fanno è la domanda che si pone Lugoni. Secondo l’articolo la formazione degli operatori e operatrici che vi lavorano non è più attuale e i Ser.D, anche per questo motivo, non attraggono i giovani con disturbi da uso di sostanze (DUS).
Anche gli atenei che dovrebbero formare il personale che lavora con le dipendenze hanno rinunciato a questo compito, delegando ai vecchi operatori il passaggio di conoscenze.
Quali potrebbero essere i cambiamenti da attuare per rendere questi servizi maggiormente appetibili per i consumatori di sostanze? Lugoni elenca sei proposte, anche in base all’esperienza maturata nell’Unità Operativa Medicina delle Dipendenze di Verona, per raggiungere questo obiettivo.
La leggerezza è la prima caratteristica. Ossia aprire alle speranze di chi chiede aiuto e non drammatizzare le situazioni. Esattezza, ossia usare un linguaggio esatto e aggiornato sulle sostanze e sulle terapie farmacologiche in uso e off-label. Molteplicità, nel senso di guardare alla qualità delle vita dei consumatori. Non indagare solo l’uso delle sostanze, ma anche approfondire aspetti che influiscono sulla qualità della vita come la sessualità e la stitichezza, connesse con l’uso di droghe.
Rapidità, ossia percorsi specialistici e differenziati secondo il concetto di cure personalizzate. Coerenza: gli ospedali, anche con pochi posti letto dedicati alle dipendenze, potrebbero risolvere in poco tempo l’astinenza. La gestione dell’astinenza secondaria e della prevenzione della ricaduta resterebbe in carico alle comunità terapeutiche. Visibilità: aumentare la produzione di studi scientifici sul tema utilizzando l’esperienza maturata nei servizi.
In aggiunta a queste proposte Lugoni propone altri otto punti per superare lo stigma che circonda i servizi e quindi aumentare la loro attrattiva. Il primo è relativo alle competenze neuropsichiatriche. I Ser.D. si vedono arrivare situazioni complesse che nascono precocemente e che vanno lette correttamente. Il secondo è il confronto necessario con dipendenze sempre più diffuse, come quello delle Benzodiazepine e degli oppioidi prescrittivi (vedi situazione negli USA). Il terzo è incoraggiare l’utilizzo di farmaci off – label per il trattamento dell’alcolismo, fenomeno molto più ampio del consumo di eroina. Il quarto sostiene l’utilizzo di terapie alternative con i consumatori di cocaina. Il quinto si concentra sull’utilizzo di trattamenti drug-free per una minoranza di pazienti dei servizi. Il sesto punta all’utilizzo delle terapie agoniste con prodotti long acting che all’estero hanno grande importanza.
Il settimo punto sostiene l’importanza dei centri antifumo presenti nei servizi come strumento utile per aprirsi al mondo esterno alle droghe. L’ultimo punto ricorda che per rimuovere lo stigma che circonda i servizi servono tutte le cose dette in precedenza.

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