Il gioco d’azzardo patologico: un problema trasversale alle fasce di popolazione

i livelli di reddito non sono un antidoto alle problematiche del gioco d'azzardo

In Italia i dati parlano di 1,5 milioni di “giocatori problematici”, ovvero persone che a causa del gioco hanno subìto conseguenze importanti a livello psicologico, oppure hanno visto compromettersi alcuni rapporti sociali". Di questi circa 70 mila sono minorenni, a cui il gioco sarebbe vietato per legge.

data di pubblicazione:

23 Novembre 2023

La vicenda che recentemente ha coinvolto alcuni giovani giocatori della Juventus sul gioco d’azzardo evidenzia quanto questo sia un problema sempre più trasversale nella nostra società.
Un problema che quindi non riguarda solo una parte precisa e definibile della popolazione. Un articolo sul sito di The vision si interroga sulle ragioni che hanno portato un ragazzo che guadagna un milione netto all’anno a contrarre tre milioni di debiti e a subire minacce fisiche in caso di non solvibilità degli stessi.
Il giocatore, in una recente intervista, ha detto che l’eccessivo tempo libero, la noia e l’eccitazione per il rischio del gioco erano diventate un’ossessione. Una storia che non solo parla di solitudine, ma anche della difficoltà di affrontare certe situazioni.
In Italia i dati parlano di 1,5 milioni di “giocatori problematici”, ovvero persone che a causa del gioco hanno subìto conseguenze importanti a livello psicologico, oppure hanno visto compromettersi alcuni rapporti sociali”. Di questi circa 70 mila sono minorenni, a cui il gioco sarebbe vietato per legge.
Un dato “(…) che si può spiegare solo tenendo conto dell’enorme disagio sociale che le nuove generazioni sono costrette ad affrontare. Un minorenne avrebbe forse una tentazione inferiore a iniziare a giocare, infatti, se non si trovasse di fronte quella strutturale carenza di opportunità che caratterizza molte realtà sociali nel nostro Paese”.
Allo stesso tempo, la visione del denaro come unica misura di successo sociale, indotta da un consumismo ormai imperante, spinge spesso i ragazzi verso la ricerca di un guadagno facile e immediato. E, di fronte a una realtà che offre prospettive sempre più scarse e un futuro su cui aleggia una costante incertezza, spesso il gioco d’azzardo rappresenta una soluzione illusoria ma accessibile anche a chi non ha grandi disponibilità economiche in partenza.
Il tema vero, comunque, è – come del resto è avvenuto nel caso di Fagioli – che a questo problema si collegano altre vicende che rendono la situazione ancor più complessa e difficile da affrontare. Secondo l’ISS, il 27,7% dei giocatori ha ottenuto prestiti da società finanziarie, mentre il 14,2% ha chiesto, nel corso della propria vita, prestiti a privati“.
Prestiti per pagare debiti di gioco. Da una ricerca della Caritas é emerso che le persone più a rischio di giocare d’azzardo sarebbero stranieri, disoccupati e, in generale, persone con un livello d’istruzione medio-basso, per lo più “(…) persone con minori risorse economiche e culturali”.
I motivi economici sono dunque una costante per tutte le persone che giocano d’azzardo, indipendentemente dal livello di reddito, come ci racconta questa storia. Un’altra costante, sempre trasversale, risulta essere anche la difficoltà di chiedere aiuto, come racconta Marco Baldini, che si genera spesso dalla paura di essere stigmatizzati e di essere visti come “appestati”.
Personaggi famosi e persone comuni si trovano quindi ad affrontare le stesse problematiche, connotate da sofferenza e in alcuni casi di dipendenza. Alcune fasce di popolazione sono più soggette al rischio, come evidenziano i dati, ma tutte le persone sono accumunate dalla difficoltà di riconoscere la gravità di un problema e quindi di esplicitarlo attraverso una richiesta di aiuto.
Per questo, oltre ai fondi stanziati per progetti di prevenzione, servirebbe arginare le pubblicità indirette sul gioco d’azzardo che sempre più sono presenti nei luoghi pubblici.

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