DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: COSA SONO E COME AFFRONTARLI

Conoscere meglio cosa sono i disturbi del comportamento alimentare e quale aiuto ricercare

Una biologa nutrizionista e una ragazza affetta da DCA parlano di disturbi del comportamento alimentare, dai sintomi alla cura passando per gli aspetti relazionali e sociali.

data di pubblicazione:

5 Agosto 2023

Su Sanità Informazione una doppia intervista a Sara Virgilio, biologa nutrizionista e a Sara Baglieri, studentessa e modella affetta da Dca, permette di approfondire il tema dei disturbi del comportamento alimentare. In particolare, da una parte Virgilio spiega quali sono i possibili campanelli d’allarme che indicano l’insorgere di anoressia, e dall’altra Baglieri racconta, a posteriori, l’esordio dell’anoressia. Importanti anche le parti finali della doppia intervista, dove si sposta il focus alla prevenzione e alla cura dei disturbi del comportamento alimentare. ” Sara, quale è stato il tuo esordio e la presa di consapevolezza di soffrire di un DCA? “Ho iniziato a rendermi conto che qualcosa non andava quando è iniziato il lockdown. A dir la verità, era da tempo che il mio rapporto con il cibo e con il corpo non era sano, forse da sempre, da quando ero bambina, ma quando sono rimasta chiusa in casa con la sola compagnia di me stessa e dei miei pensieri sono stata costretta ad affrontare la verità dei fatti. La pandemia mi ha dato la possibilità di prendere il malessere che avevo dentro e trasporlo sul mio corpo, che ho utilizzato come una tela, di modo che il mio star male fosse visibile non solo a me stessa ma anche a tutti gli altri. Ovviamente, questo processo è stato inconscio e mi sono accorta di come avevo agito solo dopo mesi di terapia”.

Dottoressa Virgilio, come possiamo individuare un adolescente a rischio, come inizia l’incubo dell’anoressia nervosa? I campanelli di allarme sono molteplici tra questi oltre il rifiuto del cibo e di conseguenza un regime alimentare sempre più restrittivo, c’è l’ossessione del peso. L’anoressico monitora costantemente il proprio peso corporeo, consuma i propri pasti molto lentamente con porzioni sempre più piccole, il soggetto malato tende ad isolarsi, a vedersi sempre in sovrappeso, con conseguente calo del rendimento scolastico. Questa patologia ha effetti gravi che si ripercuotono sul fisico con danni irreversibili, tra le maggiori conseguenze vi è l’importante perdita della massa muscolare, causando problematiche persino del muscolo cardiaco che si indebolisce. Purtroppo, anche se si dovesse riportare il fisico ad uno stato migliore i danni al cuore potrebbero essere permanenti. Altre conseguenze sono l’amenorrea (assenza delle mestruazioni), demineralizzazione dell’osso, alterazioni cutanee, disturbi gastrointestinali letargia o eccesso di energia, ipotermia e ipotensione, indebolimento di unghie e capelli”.

(…) Sara, per concludere questo articolo quali sono i messaggi che ritieni utili per chi vuole affrontare al meglio, sconfiggere queste malattie e tornare a vivere? “Io non sono guarita e la strada è ancora molto lunga, ma se non fosse stato per queste persone io semplicemente oggi non sarei qui, perché la mia testa mi avrebbe spinta a un limite non più sopportabile. Mi è capitato tante volte di sentirmi dire da persone ignoranti, ma non nel senso negativo del termine, semplicemente non informati, di ‘mangiare una pizza’ o di ‘smetterla di fare i capricci’, commenti che fanno solo male, così come i commenti in cui la colpa viene data alla famiglia o a un’assenza di forza di volontà. Il problema è proprio la mancanza di informazione su qualsiasi tipo di malattia che non colpisca il fisico. Se fosse così facile, come prendere una pillola, questi disturbi non esisterebbero nemmeno e saremo tutti guariti nel giro di pochi giorni. E invece le persone ci muoiono. A chiunque stia passando quello che ho passato io, direi prima di tutto di realizzare che da soli non ce la si può fare: non ci si può salvare da soli, non si può guarire con le proprie forze soltanto. Bisogna fidarsi e affidarsi; parlare con amici parenti, per quanto sia difficile. Io so di essere stata fortunata però vorrei ricordare a chiunque si senta nel mezzo di un tunnel buio e senza via di fuga, che la luce esiste e che quella voce che urla nella testa non vuole il tuo bene, ma il tuo male. La soluzione è urlare sempre più forte perché, se la testa urla vuol dire che stai facendo la cosa giusta. Piano piano le tue urla copriranno quelle della malattia, ogni volta che ci provi diventa un po’ più facile perché mollare significa cessare di vivere”.

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