LA PREVENZIONE DEI COMPORTAMENTI RISCHIOSI IN ADOLESCENZA

I motivi di rischio di uso di sostanze in adolescenza

Nonostante questa età sia caratterizzata da un livello di comprensione pari a quella degli adulti come si spiega il fatto che gli adolescenti cedano più spesso a comportamenti rischiosi ?

data di pubblicazione:

9 Aprile 2023

Perché l’età adolescenziale è così a rischio rispetto all’inizio di comportamenti legati all’uso di sostanze psicoattive? Nonostante questa età sia caratterizzata da un livello di comprensione pari a quella degli adulti come si spiega il fatto che gli adolescenti cedano più spesso a comportamenti rischiosi ? E’ quanto si domanda Stefano Canali in un articolo apparso sul sito Psicoattivo.

Più forti, più resistenti rispetto agli stressor fisici e con un sistema immunitario più competente e maturo di quello dei bambini, ma ancora lontani dai processi di senescenza degli adulti, gli adolescenti rappresentano “(…) in quasi tutti i domini funzionali misurabili un’età di sviluppo della forza e della resilienza[1]. Tuttavia, a dispetto di questo straordinario progresso funzionale, durante l’adolescenza il tasso medio di morbilità e mortalità si impenna del 200%”.
Questa “(…) elevata morbilità e mortalità degli adolescenti è dovuta all’elevato tasso di incidenti, suicidio, violenza, alla maggiore frequenza dei comportamenti rischiosi, patogeni e intemperanti che caratterizza questa fase della vita. Vale a dire, in sostanza, che la rischiosità dell’adolescenza dipende soprattutto dalla difficoltà di regolare il comportamento, di controllare le emozioni e le azioni impulsive, è legata cioè a un insufficiente autocontrollo”.
Secondo alcune teorie di stampo evoluzionistico questa maggiore impulsività e tendenza a comportarsi in modo rischioso è una forma di adattamento che si è evoluta nel tempo, che garantiva alcuni vantaggi a singoli individui o specie, soprattutto maschi, che lottavano tra di loro per i predomino riproduttivo.
Ma quali altri fattori possono influire su questi comportamenti impulsivi? Sicuramente “(…) alcuni degli aspetti paradossali del comportamento degli adolescenti sono espressione dei processi di maturazione del sistema nervoso, dei differenti tassi di maturazioni caratteristici dei vari sistemi funzionali, in particolare del differenziale di velocità di sviluppo tra centri cerebrali che mediano i processi emotivi/impulsivi e sistemi cerebrali alla base dei processi cognitivi e del controllo volontario del comportamento[4]
Questi sistemi funzionali maturano intorno ai venti anni di età e oltre, e “(…) svolgono una funzione centrale nella elaborazione del comportamento adattativo e nel controllo cognitivo degli impulsi. Sono soprattutto deputate alla regolazione delle emozioni, alla valutazione degli effetti del comportamento, alle decisioni.”
Se oltre a questi fattori si considera l’elevata sensibilità per le ricompense si capisce la vulnerabilità degli adolescenti rispetto ai comportamenti rischiosi, ma è proprio questa sensibilità che potrebbe essere utilizzata per lavorare sullo sviluppo delle capacità di controllo.
“Numerosi studi hanno infatti dimostrato che negli adolescenti, in misura maggiore rispetto ai bambini e agli adulti, è possibile ottenere una importante crescita delle funzioni cognitive, incluso l’autocontrollo, se una ricompensa viene associata in maniera contingente alla esecuzione di queste funzioni[10].
“(…) In tal senso, nei contesti educativi e sociali, l’uso intelligente del piacere e delle ricompense può prevenire la ricerca del piacere artificiale offerto dalle sostanze e dagli altri comportamenti che tanto mettono a rischio la salute e anche la vita degli adolescenti.
Allo stesso modo, cosa ancora più importante, l’uso intelligente del piacere e delle ricompense nei contesti educativi e sociali può promuovere la capacità di controllo e di regolazione del rapporto con le sostanze stesse. E sullo sviluppo di questa capacità nei ragazzi bisognerebbe investire e lavorare, piuttosto che inseguire in via prioritaria se non talora esclusiva l’ideale  della distanza dalle sostanze psicoattive, del rifiuto all’uso, considerato che la totalità degli individui prova almeno una di queste sostanze, legali o illegali, durante l’adolescenza”.

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