XILAXINA AGGIUNTO AL FENTANYL: NUOVI FATTORI DI RISCHIO DI OVERDOSE NEGLI USA

bisogna interrogarsi sulle motivazioni che stanno dietro a questa scelta

La xilaxina provocherebbe ferite che  si manifestano con un tessuto morto squamoso chiamato escara, e potenzierebbe lo stato di incoscienza e di torpore; inoltre, essendo un sedativo, renderebbe inefficaci gli antidoti della overdose da oppiacei usati per il fentanyl.

data di pubblicazione:

17 Aprile 2023

Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl Città di Milano, commenta sul proprio blog una notizia diffusa dal New York Times, che ha evidenziato come nei mercati clandestini statunitensi sia sempre più diffusa (si stima che sia presente nel 25% dei campioni di sostanze sequestrate a New York) l’aggiunta di xilaxina, un potente tranquillante per animali, al fentanyl. La xilaxina provocherebbe ferite che  si manifestano con un tessuto morto squamoso chiamato escara, e potenzierebbe lo stato di incoscienza e di torpore; inoltre, essendo un sedativo, renderebbe inefficaci gli antidoti della overdose da oppiacei usati per il fentanyl. Poiché con la sola circolazione di fentanyl la situazione è da anni drammatica, Gatti si domanda a cosa potrebbe corrispondere tale “innovazione” di mercato dal punto di vista delle organizzazioni criminali. In una prospettiva di mercato, aggiungere la xilaxina a una sostanza altamente additiva e potente come il fentanyl sembra infatti poco razionale, aumentando ulteriormente i rischi già alti di mortalità.

Scrive Gatti: “Capirei l’errore di singoli spacciatori poco accorti, che, in proprio, tagliano la droga a disposizione, per garantirsi un ulteriore profitto, con una sostanza sbagliata. Ma una distribuzione di sostanze che attraversa un territorio così ampio, come gli Stati Uniti, non può essere legata al singolo spacciatore o al singolo “capo area”: implica una decisione da parte di organizzazioni criminali che hanno piena possibilità di pesare l’impatto delle loro azioni e di valutare bene cosa immettere sul mercato. Se l’unico obiettivo è realmente il profitto, per quale motivo, preparare, distribuire e mettere in vendita composti in grado di uccidere un numero così consistente di clienti, oppure di renderli, comunque, gravemente invalidi? Perché distribuire, tra tante possibili, sostanze così poco gestibili dal cliente come fentanil e derivati e come la xilaxina, addirittura mischiandole tra loro? Per il mercato,  un cliente morto è un cliente perso. Un cliente invalido o gravemente malato, più difficilmente riesce a trovare risorse per pagarsi la droga. Perdere un milione di clienti, già fidelizzati, sebbene in dieci anni, per scelte sbagliate, dovrebbe preoccupare qualsiasi organizzazione commerciale. Inoltre, se questa situazione che si è delineata negli USA è, nonostante tutto, così redditizia, per chi vende droghe, perché non viene riprodotta, tale e quale, anche da noi? E’ solo una questione di tempo o bisogna cambiare la chiave di lettura di questi scenari?

La visione puramente commerciale dei mercati della droga, sempre più globalizzati, indirizzati al solo profitto, ed all’incontro spontaneo (?!) tra domanda ed offerta, può far perdere di vista che la diffusione di droghe è stata storicamente utilizzata anche come fattore di destabilizzazione di interi Paesi o di singole comunità. Inoltre, quando il numero dei decessi e dei danni conseguenti all’uso è alto, finisce, di fatto, per avere un impatto simile ad una guerra; emotivamente può colpire come una serie di azioni terroristiche e, talvolta, potrebbe avere un significato analogo.  Non sarà questo il caso, ed azzardare simili interpretazioni dei fenomeni in corso negli USA, a distanza e senza elementi certi, rischia di sconfinare in un inutile “complottismo”. Mi chiedo, tuttavia, se non sia opportuno, almeno come ipotesi, tenere maggiormente conto della possibilità che determinate droghe, possano essere ampiamente distribuite e proposte (o meglio, di fatto imposte) ai consumatori, anche per ragioni e finalità differenti da quelle a cui normalmente pensiamo.”

 

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