ALCOL E CANNABIS LE SOSTANZE PIU' UTILIZZATE DAGLI EMERGING ADULTS

data di pubblicazione:

16 Dicembre 2022

La fascia dei giovani compresa tra i 18 e 25 anni, definita emerging adults, risulta essere quella maggiormente sensibile al consumo di alcol e cannabis secondo un recente studio riportato in un articolo sul sito State of Mind, il Giornale delle Scienze Psicologiche. Uno studio che ha confrontato i dati rilevati nei consumi durante la pandemia con quelli del periodo pre pandemico.

Se la pandemia ha provocato milioni di morti nel mondo, anche le misure pensate per contenerla hanno provocato molta sofferenza nelle comunità.
Distanziamento sociale e quarantene hanno avuto ripercussioni importanti sulla salute mentale delle persone, diventando così a loro volta dei veri e propri fattori di rischio (Mota 2020).
In questo contesto le persone che hanno provato sentimenti di ansia, rabbia, insonnia, depressione e solitudine sono risultate più facilmente vulnerabili a sviluppare il disturbo da uso di sostanze.
“Se paragonato alle sostanze illegali, meno facili da reperire, l’alcool è sicuramente molto più accessibile ed è frequentemente usato per sopprimere emozioni negative con cui non si vuole stare in contatto. Nel periodo della quarantena, l’alcool è stato usato proprio per gestire l’ansia e combattere l’insonnia, in combinazione anche con altre sostanze illegali. Nello specifico, l’abuso di sostanze in persone aventi disturbi di personalità viene utilizzato come strumento per gestire sentimenti di vuoto, abbandono, solitudine, i quali sono sicuramente stati accentuati dall’isolamento imposto durante la quarantena (Pocuca et al., 2022)”.
Nel periodo pandemico la gestione delle emozioni e stati d’animo problematici generati dalle condizioni di isolamento è stata delegata da molti giovani anche al consumo di cannabis.
Gli emerging adults sono stati quelli che hanno fatto un uso maggiore, durante la pandemia, di queste due sostanze, risultando “(…) la categoria più colpita da problemi psicopatologici durante il COVID-19 (Watkins-Martin et al., 2021)”. Inoltre “la letteratura ha evidenziato alcuni fattori di rischio per questo fenomeno, ovvero essere appartenenti a uno status socio economico basso, essere single, essere disoccupati, avere scarso supporto sociale, avere preoccupazioni eccessive verso la propria salute (Horigian et al., 2021)”.
Individuare i fattori di rischio che incidono sui cambiamenti nelle abitudini di consumo può risultare molto importante, soprattutto per progettare e promuovere azioni di prevenzione maggiormente mirate ed efficaci su categorie ritenute più a rischio. 

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