IL WITCHTEK DI MODENA: LO SGUARDO DEGLI OPERATORI SUL RAVE

data di pubblicazione:

2 Novembre 2022

Attorno al Witchtek di Modena, l’evento rave organizzato come da tradizione attorno al ponte di Ognissanti, si è consumata nei giorni scorsi una dura polemica tra chi ritiene pericolosa e da vietare questo tipo di festa e chi rivendica la libertà dei giovani di auto-organizzarsi in modo responsabile. Lorenzo Camoletto, operatore della riduzione del danno presente a Modena, illustra in un articolo per FuoriLuogo le ragioni e le metodologie alla base degli interventi di riduzione dei rischi in questi eventi. Secondo Camoletto, proprio la presenza di una equipe multidisciplinare specializzata nella riduzione del danno ha facilitato la protezione e la messa in sicurezza dei partecipanti, attraverso azioni di supporto e informazione, l’allestimento di luoghi protetti di decompressione, la distribuzione di materiali preventivi, l’offerta di drug checking e counselling correlato. Tuttavia, come successo in altri rave precedenti, le pressioni politiche e istituzionali hanno portato a un ordine di sgombero dell’evento. Per Camoletto, “(…) il mondo adulto e istituzionale si è trovato ancora una volta combattuto tra la preoccupazione per la salute dei ragazzi e l’istinto paternalistico di reprimerli per il loro comportamento. Mentre la musica scorreva e gli operatori dei primi turni portavano avanti le loro attività di prevenzione e riduzione dei rischi, intorno alla bolla della “TAZ” (Zona Temporaneamente Autonoma), pronto intervento, vigili del fuoco, forze dell’ordine, prefettura e questura erano chiamati inevitabilmente a dare risposte sotto la pressione non tanto delle urgenze dell’evento, ma piuttosto di spinte politiche ed ideologiche provenienti dall’alto. Il rischio di aumentare considerevolmente i danni per affermare principi è stato molto alto. Altri eventi folkloristici, fatti per bere e divertirsi, come le feste della birra o i raduni degli alpini – per certi versi non troppo diversi dai raves – non generano tuttavia la stessa preoccupazione. Come mai?

Così un evento che sfida il mondo “adulto” e istituzionale a dimostrare la maturità ed equilibro che gli sono attribuiti e richiesti è emblematicamente descritto da due immagini, riprese e rilanciate moltissime volte da stampa e social network. L’invito a lasciare il luogo “perché la struttura è pericolante”, lanciato al megafono da un funzionario delle forze dell’ordine che, stretto fra la necessità di ottemperare agli ordini superiori, il buon senso per non creare incidenti e, molto probabilmente, il desiderio di dare un messaggio di “tutela”, sembrava chiedere ai ragazzi di colludere nella dissonanza cognitiva (facciamo finta che sia così per evitare di farci male). Poi i ragazzi – nell’immaginario collettivo associati a droga, trasgressione, arroganza – che spazzavano gli spazi e riponevano ordinatamente i sacchi dei rifiuti prima di lasciare il capannone probabilmente, più pulito di quanto lo avessero trovato. Un rovesciamento di ruoli e di messaggi “educativi” che dovrebbero far riflettere i decisori politici, per chiarire intanto gli scopi e poi l’obiettività e l’efficacia delle scelte normative che hanno il potere di fare.”

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