BERE SOLITARIO COME FATTORE DI RISCHIO

data di pubblicazione:

21 Ottobre 2022

Un articolo di Stefano Canali, sul sito di Psicoattivo, affronta il tema del bere solitario, comportamento che può essere letto come un disturbo psicologico e che nei ragazzi più giovani può portare al bere problematico e più in generale all’aggravamento di sintomi di disagio e stress. 

Questa associazione è ormai indagata da anni da numerose ricerche, anche di tipo longitudinale, che hanno coinvolto nel tempo un campione di 28.000 persone.
I fattori associati alla bevuta solitaria che maggiormente emergono dalle ricerche riguardano: “l’aumento del consumo di alcol nel tempo; problemi del controllo nel bere; umore ed emozioni negativi (frequente presenza di disturbi dell’umore come depressione e ansia); ansia e stress sociale, vale a dire difficoltà nelle relazioni sociali“.
Da un altro studio indagato da Canali emerge che questo tipo di comportamento viene messo in atto per fronteggiare difficoltà sociali e ridurre il disagio psichico, utilizzandolo quindi come una forma di automedicazione, che però spesso ottiene un risultato opposto, ossia aumentare il consumo di alcol.
Ma “l’aumento del consumo di alcol determina la necessità di dosi sempre maggiori, può condurre all’alcolismo e allo stesso tempo compromette ulteriormente proprio quei meccanismi cognitivi e motivazionali che rendono un individuo capace di fronteggiare efficacemente stress, difficoltà e risolvere i problemi emotivi e relazionali che alimentano la ricerca dell’alcol”.
In base all’ultimo Rapporto sullo stato globale su alcol e salute del 2018 realizzato dall’Organizzazione Mondale della Sanità (OMS) si stima che tre milioni di persone all’anno muoiano per consumi problematici di alcol, una cifra che corrisponde al 5,3%di tutti i decessi annuali, percentuale molto al di sopra delle morti correlate all’uso di tutte le altre sostanze illegali, che corrisponde allo 0,45 %. E sono proprio i giovani della fascia compresa tra i 20 e 39 anni quelli maggiormente rappresentati nelle statistiche dei decessi annuali correlati all’uso problematico di alcol.
Per questo secondo l’autore risulta fondamentale:”individuare precocemente l’eventuale presenza del bere solitario nei ragazzi e intervenire per risolvere i fattori psicosociali che lo determinano e lavorare per potenziare in questi soggetti le competenze adattative, sociali, le capacità di far fronte alle difficoltà, allo stress e di regolare le emozioni[3]. In questo modo si può liberare i ragazzi da una sofferenza attuale, si cura un problema psicologico e si riduce il rischio di alcolismo nel futuro, con gli eccezionali pericoli di morte e disabilità che sono associati a questa condizione problematica”.

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