HIKIKOMORI E NEET: DUE FENOMENI COME REAZIONE ALLE PRESSIONI SOCIALI

un interessante articolo sul fenomeno dei NEET e degli Hikikomori

Ma le differenze tra questi due fenomeni non si fermano solo all''aspetto temporale, in quanto  gli Hikikomori "(...) non vengono considerati malati, sono etichettati come giovani viziati che hanno abbandonato lo spirito di gruppo e il senso del dovere. Gli Hikikomori sono differenti da altre realtà adolescenziali come i NEET o i Freeter – coloro che rifiutano un posto fisso, preferendo lavori parti-time o freelance.

data di pubblicazione:

3 Ottobre 2022

Il sito State of mind, Giornale delle Scienze Psicologiche propone un interessante articolo sul fenomeno dei NEET e degli Hikikomori, che possono essere considerati anche  la conseguenza di una eccessiva pressione sociale ed economica esercitata sui giovani dalla società, producendo un tipo di disagio sconosciuto alle generazioni precedenti.  Nonostante la società occidentale in cui viviamo abbia raggiunto traguardi notevoli, a livello sia di progresso tecnologico che di conoscenze scientifiche, questo non ha diminuito, come promesso e auspicato, i livelli di sofferenza umana e di incertezza in cui troppe persone oggi si trovano. Complici anche le tensioni geopolitiche, oggi il futuro appare sempre più incerto e sensazioni di tristezza e pessimismo, unito ad una sensazione di inadeguatezza fanno breccia in fasce di popolazione sempre più ampie, soprattutto tra i giovani.
La società contemporanea, caratterizzata da questi aspetti, è una delle cause del manifestarsi di questi due fenomeni, che sono stati individuati e connotati a distanza di molti anni l’uno dall’altro. Se gli Hikikomori sono un fenomeno nato in Giappone negli anni 80′ e studiato successivamente nel resto del mondo, i NEET sono stati”definiti” solamente alla soglia degli anni 2000.
Ma le differenze tra questi due fenomeni non si fermano solo all”aspetto temporale, in quanto  gli Hikikomori “(…) non vengono considerati malati, sono etichettati come giovani viziati che hanno abbandonato lo spirito di gruppo e il senso del dovere. Gli Hikikomori sono differenti da altre realtà adolescenziali come i NEET o i Freeter – coloro che rifiutano un posto fisso, preferendo lavori parti-time o freelance. Negli Hikikomori il rifiuto diventa totale, come totale è il ritiro che praticano o la forma di disagio e ribellione che stanno provando e, sebbene NEET e Freeter siano realtà accettate poiché in un certo qual modo si mantiene una qualche forma di interazione o partecipazione, l’Hikikomori è visto con una disapprovazione sociale per il suo voler evitare il gruppo (Ricci, 2008)”.
E sono soprattutto  gli Hikikomori che vengono associati  – dal senso comune – a problemi di dipendenza da internet, generando una grande confusione sul fenomeno.
Vale la pena ricordare infatti, che questo fenomeno è nato quando ancora internet non era  parte pregnante delle nostre vite quotidiane e che esso va solamente a riempire parzialmente un vuoto già esistente, vuoto creato dal rifiuto di stare in gruppo o di avere una vita sociale.
Altro elemento che crea confusione è che queste persone si associano a stati depressivi o fobici, mentre “(…) stiamo parlando di soggetti con una visione molto critica e negativa della società (arrivando al punto da scegliere di non farne parte) che risultano capaci di operare ragionamenti approfonditi e complessi su di sé e gli altri (Crepaldi, 2019)”.
In questi anni diversi studi hanno affrontato il fenomeno e dato interpretazioni differenti, alcune delle quali sono così sintetizzate: “una forma di protesta silenziosa contro la società” (Ranieri, 2018), una eccessiva protezione da parte delle famiglie che rendono il giovane impreparato  al confronto con l’esterno, una “inadempienza dei genitori all’educazione emotiva” (Galimberti 2008), o “una modalità di attaccamento genitoriale di tipo ambivalente”(Krieg & Dickie, 2011). In Italia nel 2017 è nata l’associazione Hikikomori Italia, che stima in 10.000 il numero di giovani in auto reclusione, e che si approccia al fenomeno non concentrandosi solo sul giovane, visto come unico elemento critico, ma coinvolgendo anche la famiglia e la comunità in cui è inserita. Rispetto alla definizione di Hikikomori gli autori non concordano tra di loro su come “etichettarla, ma forse vale la pena anche in questo caso “(…) di ricordare le parole usate da Basaglia nell’intervista di Sergio Zavoli, si deve essere interessati più al malato che alla malattia (Zavoli, 1968).

 

 

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