IL GIOCO D'AZZARDO NON E' SOLO UN PROBLEMA ECONOMICO E LA NUOVA LEGGE DOVRA' TENERNE CONTO

data di pubblicazione:

28 Luglio 2022

Nel mese di aprile 2022 il Ministero dell’Economia ha trasmesso la bozza della nuova legge delega sul Gioco d’azzardo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, un settore normativo, che per la sua complessità, dovrebbe vedere il coinvolgimento di realtà che si occupano anche di sociale e sanitario. 

Il problema secondo Massimo Masetti, vicesindaco di Casalecchio di Reno (BO) e delegato per Avviso Pubblico sul tema dell’azzardo è che “(…) “Il testo della legge delega è stato scritto dal ministero dell’Economia senza alcuna interlocuzione con il ministero della Salute e con gli altri dicasteri competenti.  E nemmeno con gli enti locali, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, con le associazioni che si occupano di contrasto alle dipendenze e al gioco patologico. Questo è un problema perché l’azzardo ha tutta una serie di implicazioni che vanno al di là degli aspetti economici e fiscali, ma che non sono state considerate”.
Inoltre anche secondo Maurizio Fiasco, esperto della Consulta nazionale antiusura e referente dell’associazione Alea, ci troviamo in un momento storico di forte cambiamento del settore, sotto tanti aspetti. Non solo la spesa per il gioco in Italia è aumentata notevolmente negli ultimi 20 anni, passando dai 10 miliari del 1999 ai 111 miliardi del 2021, ma anche il quadro normativo si è notevolmente frammentato, dove gli enti locali, in autonomia, hanno cercato di porre un freno a quello che per molte persone e famiglie è diventato un problema socio sanitario.
Secondo Fiasco, con l’inserimento, nel 2017, del disturbo da gioco d’azzardo nei livelli essenziali di assistenza (Lea), oggi “(…) la priorità deve andare agli aspetti socio-sanitari, e quindi preliminarmente occorre stabilire che cosa è compatibile con la tutela della sapute e della sicurezza sociale. Non può essere il ministero dell’economia ad avere in mano l’intera partita”A questo punto saranno i decreti legislativi, una volta approvata dal Parlamento la Legge delega, a definire la normativa futura, ed è su questi che le associazioni e gli enti locali vorrebbero far sentire la loro voce. Le prime chiedendo una riduzione significativa dell’offerta e una “(…) contemporanea diminuzione della domanda che richiede specifiche azioni di prevenzione, con finanziamenti adeguati”, mentre gli enti locali chiedono di dare una forma organica al quadro normativo nazionale, che oggi si presenta troppo frammentato, facendo attenzione a non “(…) uniformare ‘verso il basso’ con regolamenti meno stringenti rispetto a quelli in vigore oggi in diversi territori”.
Secondo altri rappresentanti di associazioni il problema è che dopo tanti anni, in cui si è assistito ad un ampliamento dell’offerta importante, nelle forme e nelle tipologie di giochi proposti, lo Stato non voglia andare verso una riduzione dell’offerta, anche perché questo comporterebbe minori introiti. Ma il discorso sugli introiti fiscali derivanti dal gioco, secondo le associazioni, dovrebbero essere sganciato da quelli sulle conseguenze sociali e sanitarie, che a prescindere dall’entità dei primi ci saranno sempre, con le loro caratteristiche e peculiarità, perché sempre di persone si parla.

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