CONFLITTI BELLICI E USO DI SOSTANZE TRA I SOLDATI

data di pubblicazione:

13 Giugno 2022

Sul quotidiano Il manifesto, Alessandro De Pascale intervista Łukasz Kamienski, esperto dell’uso militare di sostanze e autore del libro Shooting Up. la cui edizione italiana è stata pubblicata da Utet nel 2017. La guerra in Ucraina rappresenta l’ennesima occasione per affrontare il tema, dibattuto e studiato, dell’uso di sostanze stupefacenti, da parte dei militari, all’interno dei conflitti bellici. Quella di aumentare le prestazioni dei soldati durante i conflitti non è una pratica nuova, nel passato anche i russi (durante la guerra in Afghanistan dal 1979 al 1989) avevano sperimentato alcuni “potenziatori”, ideati inizialmente per gli astronauti.  Alcuni farmaci, tra cui il Penotropil e il Metraprote o Mildronate, che “(…) hanno effetti simili alle anfetamine ma senza gli stessi effetti collaterali di serotonina o dopamina”, sembra siano essere ancora in uso presso alcune unità speciali che devono agire in situazioni di emergenza, racconta Kamienski.
Al tradizionale consumo di alcol si è sostituito quello di altre droghe per vari motivi: in Afghanistan perché era difficile trovarlo per via della cultura del paese, oggi in Ucraina sembra per prevenire episodi di ubriachezza che minerebbero il morale dei soldati.  L’uso di anfetamine, e droghe in generale, chiaramente non è una prerogativa dell’esercito russo, ma anche gli ucraini ne stanno facendo uso con scopi diversi.
Secondo le fonti di Kamienski (tra cui il giornalista polacco Paweł Pieniazek ) nel 2014 con il conflitto nel Donbass le anfetamine venivano usate soprattutto a scopi ricreativi, mentre oggi l’utilizzo è finalizzato al miglioramento della performance in azione. L’intervista si conclude con l’affermazione, da parte dell’intervistato, che sarebbe molto sorpreso se gli ucraini non facessero uso di sostanze per sostenere il peso della guerra, soprattutto in situazioni estreme come quella di Mariupol.

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