CONSUMI DI ALCOL IN ITALIA E INDICATORI DI RISCHIO

data di pubblicazione:

6 Maggio 2022

Un articolo pubblicato su Il Sole 24 ore confronta alcuni dati e indicatori sul consumo di alcol in Italia, cercando di determinare le variazioni recenti verificatesi durante il periodo pandemico e il confronto con i consumi di 10 anni fa. Un primo dato interessante, nella comparazione 2010-2020 della percentuale di consumatori di alcol fuori pasto abituali, attiene al fatto che, in quasi tutte le classi d’età considerate, aumenta la percentuale di donne bevitrici fuori pasto alla pari di quella maschile. Per quanto riguarda, invece, i comportamenti a rischio legati al bere nella popolazone anziana, persistono forti differenze di genere: gli uomini anziani presentano comportamenti a rischio o consumi alcolici abituali eccedentari molto più spesso delle donne anziane. Analogamente, la prevalenza sia di soggetti definiti “binge drinker” che in generale di consumatori abituali eccedentari, negli anni 2010-2020, rimane sempre molto più elevata negli uomini che nelle donne.

L’analisi per classi di età mostra una polarizzazione del rischio secondo la classe d’età: la fascia di popolazione più a rischio per entrambi i generi è quella dei 16-17enni, seguita dagli anziani ultra 65enni. Interessante anche la correlazione del consumo di alcol con il livello di istruzione. La quota di consumatori di alcol aumenta al crescere del titolo di studio conseguito, specie per le donne e soprattutto in relazione al consumo fuori pasto. Si ha invece un andamento inverso per il consumo quotidiano, che risulta crescente al diminuire del titolo di studio, soprattutto per gli uomini.

Restringendo l’analisi al solo 2020, risulta che ben il 22,9% degli uomini e il 9,4% delle donne con più di 11 anni, o hanno bevuto troppo come media giornaliera o hanno avuto almeno un episodio di ubriacatura. Nel corso del 2020 si sono contati 29.362 accessi in Pronto Soccorso con una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol, in 7 casi su 10 si è trattato di uomini. Due terzi degli accessi con codice verde, il l 22% con codice giallo, il 10% con codice bianco e il 2% con codice rosso. A un accesso su otto viene assegnata una diagnosi principale di abuso di alcol, non specificato, a un altro caso su otto viene attribuita una diagnosi di abuso di alcol, episodico. I dati ricavati dalle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) nel 2020 rilevano complessivamente 43.445 dimissioni ospedaliere, con almeno una patologia attribuibile all’alcol, o come diagnosi principale di dimissione, o come una delle diagnosi secondarie, che coesistono al momento del ricovero e che influenzano il trattamento terapeutico somministrato.

Secondo gli indicatori di consumo di alcol a rischio dell’Istituto Superiore di Sanità (Osservatorio Nazionale Alcol) sono da considerarsi a rischio gli uomini che hanno superato un consumo quotidiano di due Unità Alcoliche standard (UA), le donne e gli anziani che hanno superato un consumo quotidiano di una UA, e tutte le persone che hanno praticato il binge drinking almeno una volta nel corso dell’anno passato.

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