IL PASTO ASSISTITO: UNA PRATICA UTILE PER I DISTURBI ALIMENTARI

Il pasto assistito è una pratica riabilitativa adottata da un gruppo di lavoro del Centro sui Disturbi del Comportamento Alimentare dell’ASL di Cuneo (CN1) per contrastare, in collegamento con altre pratiche post prandium, i disturbi alimentari. Nell’articolo “Il pasto assistito nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare in Asl CN1”, pubblicato sulla rivista online State of mind, si argomenta come da sempre il pasto risulti un momento centrale nella vita quotidiana delle persone; con questa pratica assistita, che rientra in un programma psico-nutrizionale, si vuole ridare un senso all’atto di cibarsi

In questo servizio territoriale, unico in Piemonte, dove si accolgono persone con disturbi alimentari tra i più comuni (Anoressia, Bulimia, Disturbo da alimentazione incontrollata, Obesità e Disturbo dell’alimentazione non altrimenti specificato – NAS -) spesso arrivano persone con situazioni già deteriorate, in cui il primo approccio non può essere quello ambulatoriale, bensì quello ospedaliero. Il problema diventa quindi come interpretare certi segnali e comportamenti che possono essere un campanello di allarme per problematiche più gravi, soprattutto in certe fasi della vita come l’adolescenza.
Con questa pratica, la presenza di un operatore professionale durante il pasto (dietista, infermiere professionale, psicologo) ha lo scopo di supportare i pazienti affetti da disturbi alimentari nel “(…) momento della condivisione dei pasti, momento che riveste un ruolo centrale all’interno del percorso terapeutico ospedaliero, residenziale e semiresidenziale dai DAN, riscontrando anche applicazione a livello ambulatoriale e di day – ospital”. L’obiettivo del progetto (basato su linee Guida nazionali) consiste nel “(…) favorire un adeguato supporto nutrizionale coadiuvando il paziente nel progressivo superamento della paura nei confronti del cibo e nell’abbandono dei rituali inappropriati che ne ostacolano l’assunzione.  I risultati ottenuti, in periodi di cura che durano circa un anno, dal lunedì al venerdì, hanno dato, fino ad ora, risultati positivi; i pazienti hanno riferito che i “(…) benefici ora non riguardano solo il pasto in sé, ma anche la possibilità di ampliare la rete di relazioni sociali”.

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