OPERATORI DEI SERVIZI DELLE DIPENDENZE E BUONE PRASSI SUI DGA

data di pubblicazione:

4 Marzo 2022

Sulla rivista DAL Fare al DIRE, numero speciale del 2022,  si trova un inserto che riguarda una ricerca che ha come obiettivo quello  di indagare la rappresentazione che gli operatori dei servizi hanno riguardo alle BUONE PRASSI nel trattamento dei pazienti dipendenti dal gioco d’azzardo. Si tratta di un’indagine condotta, tramite intervista semistrutturata, agli operatori dei Ser.D. del Piemonte, dal Gruppo Clinico di Coordinamento DGA regionale. Se il concetto comune di guarigione si applica male alle dipendenze patologiche, perché il ritorno alle condizioni precedenti alla patologia in questo caso sarebbe all’origine del problema di addiction, risulta importante capire cosa gli operatori intendono per  guarigione e come le buone prassi possono accompagnare questo processo. I risultati che emergono dall’analisi dei questionari, e che non ha lo scopo di definire delle linee guida, riguardano alcuni aspetti importanti quali:
– gli obiettivi del trattamento, che nel 77% delle risposte sono l’astensione e nel 74% il gioco controllato;
– obiettivi più specifici riguardano il miglioramento del clima familiare, la tutela del patrimonio, il miglioramento della consapevolezza, il benessere dell’individuo;
– le ricadute, che a prescindere da come lo si intenda, fanno parte del processo di trattamento, “(…) poiché consentono l’emergere di elementi chiave. ad esempio la natura del sintomo, il ruolo del gioco nella vita del paziente, ed alcune dinamiche della sua quotidianità”.
Anche rispetto alle variabili che possono influenzare il trattamento la comorbidità risulta per molti intervistati un ostacolo importante per la riuscita di un percorso, come pure i sintomi depressivi, molto presenti nei giocatori in trattamento, che rendono la persona molto fragile e quindi più vulnerabile, ma che in alcuni casi può essere anche il momento utile per fare richieste di aiuto. Altre variabili segnalate sono state le difficoltà di ordine cognitivo, l’età, il genere, la professione e le caratteristiche di ciascun gioco, queste ultime talmente flessibili da adattarsi perfettamente alle esigenze e richieste personali dei vari giocatori (non solo di tipo economico ma anche sociali). E’ stato indicato inoltre che difficilmente una variabile influenza il trattamento da sola, più spesso alcune di loro possono agire contemporaneamente complicandolo ulteriormente. Anche sulle dimissioni i criteri individuati per prendere una decisione non sono stati gli stessi, sebbene l’astensione sia stato individuato da tutti come un criterio necessario. Rispetto alle  buone prassi, alcune tra quelle indicate, perché viste come  maggiormente influenti sul trattamento, sono:
– la gestione dell’aspetto economico/messa in sicurezza del paziente;
– l’approccio multidisciplinare e quindi la presa in carico da parte di una équipe di lavoro;
– il coinvolgimento dei familiari, visto sia come risorsa che come nodo critico;
– la diagnosi, intesa in termini dinamici, in continua riformulazione e accomodamento;
– la presenza nei servizi di un consulente legale.
Nelle conclusioni gli autori sostengono non solo la necessità di riflettere maggiormente sul concetto di guarigione, sopratutto nel DGA , ma anche di vedere le buone prassi come un “(…) lavoro di ristrutturazione della realtà interna ed esterna del paziente, finalizzato all’incremento della consapevolezza del proprio funzionamento, degli strumenti, e della risorse relazionali e del territorio“.

DAL Fare al DIRE. Rivista italiana di informazione e confronto sulle patologie da dipendenza. A cura degli operatori dei servizi.
Numero speciale 2022.
Disponibile presso il CESDA

 

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