PER SQUILLACI (FICT) UNA CONFERENZA SOTTO LE ATTESE

data di pubblicazione:

29 Novembre 2021

Secondo Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), la VI Conferenza nazionale sulle dipendenze dal titolo “Oltre le fragilità”, ha deluso le attese degli operatori, oscurando i temi tecnici di riorganizzazione dei servizi e della normativa. Piuttosto, secondo il rappresentante di FICT, il messaggio principale uscito dalla Conferenza è la sterile discussione sulla cannabis, che ha confermato le storiche differenze presenti nel governo e nel parlamento. Secondo Squillaci, “Prima della Conferenza c’erano stati sette tavoli preparatori on line a cui abbiamo partecipato, provando a dare dei contributi. Ci sono degli elementi che sono ripresi nei documenti di sintesi assolutamente interessanti, anche rispetto alla prospettiva futura, ma questi elementi non sono emersi durante la Conferenza vera e propria. Invece, ci saremmo aspettati, anche per un senso di giustizia e di equità, anche un atto di restituzione nei confronti dei servizi che negli ultimi due anni sono stati esposti, a causa della pandemia, in strada e nelle comunità, abbandonati e senza alcun genere di ristoro, di linee guida, di indirizzi di comportamento. Durante la Conferenza al Tavolo 3 – “Evoluzione delle dipendenze e innovazione del sistema dei Serd e delle comunità terapeutiche” – non c’era nessuno delle comunità terapeutiche. Tranne qualche eccezione, la maggior parte dei partecipanti alle sessioni della Conferenza di Genova non era intervenuta nella fase preparatoria e non c’entra con il mondo delle dipendenze. È stato imbarazzante per i servizi e ha oscurato anche degli elementi positivi che pure ci sono. Per esempio, il fatto che bisogna cambiare approccio nei servizi e passare, come dico io, dalle comunità alla comunità territoriale per una presa in carico globale. (…) Con gli altri rappresentanti delle comunità vogliamo costruire da qui a febbraio la Conferenza dei servizi, che metta insieme i servizi del pubblico e del privato per parlare di quello che concretamente serve, che non sia una passerella, ma un momento di lavoro concreto di confronto, per indicare delle linee utili per la modifica della normativa che ormai ha trent’anni di vita.

Io temo, invece, quello che potrà uscire nel dibattito parlamentare, appiattito su proibizionismo e antiproibizionismo, sarà solo ideologico e non porterà a nulla, mentre noi abbiamo bisogno di intervenire su parti della normativa sulle droghe, dpr 309/90 che riguardano la governance e l’impostazione dei servizi, abbiamo bisogno di costruire delle linee guida, è necessario un rinnovamento importante di tutta l’organizzazione contro le dipendenze in Italia. Se continuano questi dibattiti inutili e queste battaglie già sentite, a noi non interessa, noi stiamo soffrendo in un momento veramente difficile, perché in Italia si continua a morire per droga (più di una persona al giorno), perché alle porte dei nostri centri di ascolto bussano famiglie disperate con figli sempre più giovani vittime della droga o di altre dipendenze non meno drammatiche. (…) La stessa riduzione del danno che è stata centrale nel dibattito di Genova, pur essendo fondamentale nel sistema dei servizi, non deve essere fine a se stessa ma posta all’interno di un ragionamento che vede la dignità della persona al centro e di conseguenza l’opportunità comunque di dare un percorso terapeutico. Dunque, non diamo la siringa al ragazzo per evitare che muoia e basta, ma dobbiamo dargli dei messaggi positivi proponendo una scelta di vita alternativa. Anche se nel mondo dei servizi abbiamo posizioni diverse, insieme avevamo costruito una proposta di una riforma del dpr 309/90, ma di questo non si è proprio parlato, come se fosse stato cancellato con un colpo di spugna.

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