CAMBIANO I CONSUMI, COME SI ADEGUA IL SISTEMA DI INTERVENTI?

data di pubblicazione:

13 Luglio 2021

Roberto Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, propone sul proprio blog una breve, ma acuta, riflessione sulle crescenti divaricazioni fra mercati e consumi di sostanze da una parte e sistemi di intervento dall’altra. Mentre i primi sono sempre più orientati secondo logiche di mercato sofisticate e orientate a una logica di divertimento e di performance, invece che di trasgressione, i sistemi di intervento faticano a intercettare i nuovi consumatori e i nuovi modelli di consumo. C’è un gap evidente, che va allargandosi, fra modelli di consumo di sostanze diversificati e un sistema di intervento sulle dipendenze rigido, incapace o in difficoltà nell’accogliere l’utenza potenziale. Scrive Gatti: “Oggi, si dichiara una emergenza, se il commercio o il consumo delle sostanze crea difficoltà nel gestire l’ordine pubblico o il decoro urbano. I significati dell’uso di droghe, lecite ed illecite, per un numero sempre più ampio di persone, sono cambiati. Tra loro, chi le consuma ne cerca un uso strumentale, compatibile con gli ambiti che frequenta, non una azione trasgressiva. Aderisce a quello che ritiene un mass market che, con i suoi eventi di socializzazione e consumo, mira al piacere: non alla devianza.

La pandemia è un acceleratore di transizioni che richiederebbero tempi generazionali. I mercati delle droghe lo hanno capito. Così, mentre c’è chi pensa alla droga come “quella di una volta” (che pure esiste), riorganizzano rapidamente canali di distribuzione e di delivery molteplici. Offrono sempre più sostanze sintetiche (e mix di sostanze) di vario effetto, potenti ed a basso costo. Testimonial, influencer, blogger e “fabbriche di notizie”, lavorano per condizionare tendenze ed esperienze e per far crescere una nuova generazione di consumatori di più sostanze, compreso l’alcol che si usa in quantità. Li vogliono “consapevoli”: persone che camminano convinte sul filo, senza pensare che sono sospese tra salute e malattia. Fin che non cadono, consumano. Sono, buoni clienti: rendono di più dei tossicodipendenti cronici.

Intanto, molti Servizi di cura “tradizionali”, un tempo pensati per adulti eroinomani e, in parte, per gli alcolisti, e poi riformulati anche per cocainomani e giocatori patologici, fanno fatica ad intercettare precocemente i minori e le persone giovani, prima che si generino danni (…) Le situazioni a rischio sono molteplici e meno circoscritte di un tempo. Difficile pensare che siano solo i SERD, le Comunità Terapeutiche, assieme a qualche Organizzazione no profit, ad intervenire. Questo, a meno che non condividano l’azione, diventando i nodi specializzati di reti diffuse che, come per la prevenzione di altre situazioni che possono trasformarsi in patologie gravi, coinvolgano non solo loro, ma tutto il sistema sanitario e sociosanitario. Reti che siano in grado di interfacciarsi con i Sistemi educativi e di supporto sociale e aggregativo del territorio e di interagire con i cittadini in modo supportivo, immediato e presente. La buona notizia è che tutto ciò è possibile: abbiamo le competenze per farlo. Ora, però, occorre una analisi oggettiva della situazione, assieme alla volontà istituzionale necessaria per investire su leggi, strategie e sistemi di intervento di nuova generazione.”

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