COVID-19 E AIDS, TEMI POSTI DALL'ICAR

data di pubblicazione:

5 Novembre 2020

Sono ancora molto scarse le evidenze sui legami fra Covid-19 e AIDS. Nella recente Italian Conference on Aids and Antiviral Research (Icar), la conferenza italiana su Aids e ricerca antivirale terminata il 16 ottobre, è stato posto il tema centrale delle possibili ripercussioni negative, a livello di accesso ai test e alle cure, dell’epidemia. L’attenzione al Covid-19 rischia infatti di determinare una diminuzione dei livelli di assistenza per le persone affette da AIDS, anche se mancano dati consolidati per valutarne appieno la tendenza. Sul fronte della possibile efficacia degli inibitori delle proteasi di Hiv per il Covid 19, finora i risultati delle sperimentazioni hanno dato esiti negativi. “Sappiamo quanto l’emergenza sanitaria da Covid 19 abbia avuto ripercussioni sulle altre malattie, specie su quelle croniche perché ha comportato in molti casi l’interruzione delle visite di controllo e degli screening. E’ accaduto anche per l’Hiv? Guardando ai dati degli Stati Uniti e in varie parti del mondo, studi scientifici e sondaggi hanno dimostrato una riduzione significativa di accesso ai test, nonostante sia stato comunque mantenuto l’accesso ai servizi. Una situazione analoga, sebbene non esistono al momento studi specifici e dati ufficiali a riguardo, potrebbe avvenire in Italia.”Non siamo ancora in grado di sapere se l’impatto della pandemia da Covid 19 abbia comportato conseguenze nell’assistenza alle persone con HIV – dichiara Andrea Antinori, direttore di Immunodeficienze Virali allo Spallanzani di Roma. Se fossero confermati i dati sulla riduzione dei test anche in Italia, va capito se questo fenomeno possa essere ricondotto alla riduzione degli spostamenti durante e successivo al lockdown, o se dipende da una effettiva riduzione di comportamenti a rischio, o ancora se da una difficoltà di accesso alle strutture, impegnate ad affrontare la battaglia della pandemia”.

L’esperienza internazionale, infatti, rivela un evidente calo di test effettuati, come dimostrato da dati americani e da una recente survey dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in 140 paesi. In Italia non disponiamo ancora di dati ufficiali sui test Hiv in era Covid 19. “Quello che possiamo dire – prosegue Antinori – è che c’è stata una continuità dei servizi erogati, sebbene con alcune restrizioni per quanto riguarda le attività ambulatoriali, limitate nella fase di lockdown alle attività essenziali non differibili. Anche oggi le prestazioni ambulatoriali alle persone con Hiv devono adempiersi con tutte le norme di sicurezza al momento richieste, dalle distanze di sicurezza alla sanificazione, evitando il sovraffollamento degli ambulatori”.

Gli specialisti riuniti al congresso Icar affrontano anche il tema delle terapie. All’inizio della pandemia da Covid 19, infatti, si era discusso molto sulla possibilità che alcuni farmaci antiretrovirali (tra cui il Lopinavir/ritonavir e il darunavir/cobicistat) potessero funzionare contro il coronavirus. Ma i risultati degli studi, sin dai primi mesi della pandemia, hanno purtroppo dimostrato che gli inibitori delle proteasi di Hiv non sono efficaci contro il Covid 19. In questo senso è importante che non vengano modificate le terapie anti-Hiv nella speranza di potersi proteggere dall’altra infezione. Ma i pazienti immunodepressi e in particolare quelli sieropositivi subiscono ripercussioni più gravi se si ammalano di Covid? “Al momento non sono state rilevate – rassicura Antinori – conseguenze più gravi e decorsi diversi rispetto ai malati con Covid 19 non Hiv”.

Una notizia positiva, invece, riguarda i risultati della telemedicina sempre più utilizzata e molto gradita dai pazienti con Hiv. Sono aumentate del 50%, infatti, le consultazioni online, grazie anche a piattaforme sempre più evolute, i cui servizi sono migliorati anche durante la pandemia stessa. “Questi nuovi strumenti saranno indubbiamente validi anche al termine dell’attuale situazione d’emergenza, purché non si comprometta la qualità e la professionalità del servizio offerto”, sottolinea Antinori”.

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