ALCUNI TEMI DELLA SUMMER SCHOOL DI FORUM DROGHE

data di pubblicazione:

2 Settembre 2020

La tradizionale Summer School di Forum Droghe, a causa della pandemia Covid-19, cambia formula, e come molti appuntamenti formativi si svolgerà interamente on line, con 6 appuntamenti (moduli formativi di circa 3 ore ciascuno) dalle 10 di giovedì 3 settembre alle 14 circa di sabato 5 settembre. Molti, come sempre, i temi trattati, con l’ausilio di esperti e operatori italiani e internazionali, che avranno come filo conduttore l’impatto della pandemia sui mondi dei consumi di sostanze.

“Come sempre, la Summer School cerca di evidenziare scenari e suggerire prospettive nuove, e quest’anno, partendo dal Covid19, la prospettiva non può che essere quella di un ragionamento radicale sui nostri modelli e approcci, tanto quanto è radicale la sfida che ci siamo trovati e ancora ci troviamo a vivere. Ci inseriamo, con i nostri temi, pienamente dentro un dibattito di cui cogliamo soprattutto due grandi ambiti critici di riflessione, per altro tra loro intrecciati.

Il primo è quello relativo alla promozione e alla tutela della salute e alla sanità pubblica: non solo l’impoverimento sotto il profilo delle risorse del nostro sistema sanitario nazionale, sotto i colpi dei tagli progressivi ai finanziamenti nel corso degli anni, ma la questione del modello del sistema sanità, divenuto ospedalocentrico con ampi settori privatizzati a discapito del territorio

(…) Il secondo ambito è quello del governo e del controllo dei soggetti, dei corpi e dei comportamenti che entrano nel gioco della salute e della sanità: tutte le questioni che possiamo definire di biopolitica della pandemia, e che attengono alla sospensione di alcuni diritti in funzione del governo dell’emergenza, ai nessi autoregolazione-norma-proibizione, all’idea stessa di salute, che scivola dall’essere un diritto al diventare un dovere eterodefinito, con le conseguenti ricadute sul concetto stesso di salute pubblica, sui suoi obiettivi e le sue politiche. In questo ambito si manifesta un potenziamento dei dispositivi di stigmatizzazione, tipici per l’iscrizione nei corpi delle rappresentazioni dei tossicodipendenti, dei folli e delle categorie di persone definite socialmente come “pericolose”, con la costruzione sociale del malato infetto da Covid 19, del nemico dietro l’angolo, che ci sta accanto, un pericolo incombente da cui distanziarsi, un nemico invisibile che si cela dietro ognuno di noi. Il malato non è una persona da compatire, con cui solidarizzare per la sua possibile sofferenza ma da temere, colpevolizzare.”

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