FUMO – CARATTERISTICHE DEI FUMATORI – I DATI DELLA SORVEGLIANZA PASSI

data di pubblicazione:

3 Agosto 2020

In Italia, la maggioranza degli adulti 18-69enni non fuma (57%) o ha smesso di fumare (18%), ma 1 italiano su 4 fuma (25%). Il fumo di sigaretta è più frequente fra le classi socioeconomiche più svantaggiate (meno istruiti e/o con maggiori difficoltà economiche) e negli uomini. Il consumo medio giornaliero è di circa 12 sigarette, tuttavia quasi un quarto dei fumatori ne consuma più di un pacchetto.
La variabilità territoriale mostra in testa alla classifica delle Regioni con le più alte quote di fumatori alcune del Centro-Sud, in particolare Umbria, Lazio, Sicilia e Abruzzo. Anche in Emilia-Romagna la prevalenza di fumo resta elevata.

Dal 2008, la percentuale di fumatori va riducendosi significativamente in tutto il territorio italiano. Questa riduzione coinvolge di più le persone senza difficoltà economiche e meno le persone economicamente più svantaggiate, fra le quali è più alta la quota di fumatori.
La quota di ex fumatori cresce all’avanzare dell’età, è maggiore fra le persone senza difficoltà economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri e fra i residenti nelle Regioni settentrionali; ma la quota più alta di ex fumatori è tra i residenti della Sardegna.

Ancora troppo bassa l’attenzione degli operatori al fumo: solo 1 fumatore su 2 riferisce di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da un medico o da un operatore sanitario.

Il consumo di altri prodotti da fumo
A partire dal 2014 PASSI ha iniziato a raccoglie informazioni anche sull’uso di altri prodotti immessi sul mercato: la sigaretta elettronica (dal 2014), il tabacco trinciato (sigarette confezionate a mano con tabacco sciolto, dal 2015) e la sigaretta di tabacco senza combustione IQOS (dal 2018).

Il tabacco trinciato
Negli ultimi anni le vendite di tabacchi trinciati sono andate aumentando nell’Unione europea e anche in Italia. La loro maggiore diffusione è in parte spiegata dal minor costo, determinato da una minore pressione fiscale rispetto a quella imposta sulle sigarette confezionate, ma anche dal falso preconcetto che fumare sigarette confezionate a mano con tabacco sciolto sia meno dannoso per la salute, per l’uso di un tabacco più naturale e con meno additivi rispetto a quello utilizzato nelle sigarette confezionate industrialmente. In realtà i danni alla salute sono gli stessi. Per cui è grande la preoccupazione che il ricorso alle più economiche sigarette rollate a mano possa rendere debole una delle misure di contrasto tabagismo più efficace, la pressione fiscale e l’aumento dei prezzi al consumo delle sigarette confezionate, che riduce la domanda e la prevalenza di fumatori. Ancora più grave è la possibilità che, in virtù del minor costo dei trinciati, segmenti della popolazione, come i meno abbienti o i più giovani, diventino insensibili alle politiche fiscali dei prezzi, e possano migrare verso questo prodotto più economico ma altrettanto dannoso per la salute, contribuendo cosi anche all’incremento delle disuguaglianze sociali nel tabagismo.

Nel quadriennio 2016-2019 poco meno del 14% dei fumatori intervistati dichiara di utilizzare esclusivamente o prevalentemente sigarette confezionate a mano con tabacco trinciato. Utilizzato più frequentemente dai giovani fumatori 18-24enni (25%) e mediamente più istruiti, ma fra le persone più mature per età, l’uso dei trinciati è prerogativa dei meno abbienti. I dati annuali confermano un progressivo e significativo aumento dall’11% del 2015 al 15% del 2019.

La sigaretta elettronica
La sigaretta elettronica è un dispositivo che, riscaldando una soluzione di una sostanza (in genere glicole propilenico o glicerolo con o senza nicotina o aromi), produce aerosol; l’inalazione di questo aerosol consente di provare sapore e sensazione simili a quelle provocate dal fumo di tabacco, con la differenza sostanziale che, mancando la combustione, il rischio cancerogeno è teoricamente più basso. A partire dalla loro immissione sul mercato nel 2006, in Italia si è verificato un forte interesse da parte di fumatori alla ricerca di alternative meno nocive al tabacco, o di un ausilio per smettere di fumare, con un conseguente incremento nelle vendite. D’altra parte, a causa della novità del prodotto, della varietà delle sostanze impiegate e della rapidità della sua diffusione è stato ed è tuttora difficile ottenere prove certe sulla loro sicurezza a lungo termine e sulla loro efficacia per smettere di fumare.

Nel quadriennio 2016-2019 l’uso della sigaretta elettronica coinvolge mediamente meno del 3% della popolazione. Anche questo prodotto è più in auge fra i più giovani di 18-24 anni coinvolgendo comunque una quota contenuta di persone (meno del 4%). I dati annuali mostrano un lento e modesto aumento dell’uso della sigaretta elettronica, passando da poco meno del 2% del 2014 a poco più del 3% nel 2019. La geografia e il profilo delle persone che usano la sigaretta elettronica ricalca quello dei fumatori di tabacco, dal momento che la gran parte di loro è un fumatore abituale che ne fa un uso combinato.

Le sigarette di tabacco senza combustione
Si tratta di un prodotto entrato nel mercato solo recentemente (per la prima volta in Giappone nel 2016, con un grande boom di vendite). Funziona inserendo una piccola sigaretta di tabacco all’interno un apparecchio che scalda il tabacco senza bruciarlo. Per questa ragione viene commercializzato con un prodotto meno nocivo alla salute, alternativa alla sigaretta.

Dal 2018 PASSI ha iniziato a raccogliere informazioni sull’uso di questo prodotto che in Italia è ancora appannaggio di pochissime persone 7 su 1000 nel biennio 2018-2019.

I numeri sono troppo contenuti per evidenziare differenze significative o un profilo particolare di consumatori di questo prodotto se non nel mostrare un uso più frequente fra i più giovani di 18-24 anni (13 su 1000).

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