L'APPELLO FRANCESE SULLA CANNABIS

data di pubblicazione:

24 Giugno 2020

L’appello, pubblicato sulla rivista Obs, sottoscritto da una sessantina di parlamentari e da alcuni medici francesi spiega come sia necessario finire “con gli effetti controproducenti della politica proibizionista avviata dalla legge del 1970”. I firmatari sostengono di volersi “ispirare ad alcuni modelli stranieri, al fine di mettere in piedi una politica pubblica alla luce delle loro forze e delle loro debolezze”. “E’ più che mai necessario muoversi su delle basi oggettive”. “Soprattutto dopo che la crisi del Covid-19 ha posto il problema della dipendenza e del ruolo della cannabis in periodo di lockdown e di crisi sanitaria”.

I parlamentari e i medici ricordano che l’indagine CANNAVID, condotta dalle associazioni Bus 31/32 e PlusBelle La Nuit, insieme all’INSERM (Institut national de la santé et de la recherche médicale) ha dimostrato, durane il lockdown, un “aumento notevole del consumo per ragioni essenzialmente terapeutiche o di automedicazione legate a stress o insonnia o dolore”.

I francesi primi consumatori in Europa
L’Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé (ANSM) ha già avviato una sperimentazione per la cannabis terapeutica.
Coinvolge circa 3.000 pazienti affetti da gravi malattie, da almeno due anni. Questa sperimentazione, approvata dal Parlamento a fine ottobre del 2019, dovrà partire a gennaio del 2021.
Se l’idea di utilizzare, come ultima chance, questa sostanza per dare sollievo ai dolori dei malati ha già un suo percorso, il suo consumo ricreativo è ben lungi da avere un consenso unanime. I francesi sono i maggiori consumatori europei, con il 21,80% dei 15-34enni, secondo l’Osservatorio europeo su droghe e tossicodipendenze (Oedt), malgrado abbiano una delle leggi più repressive di tutta Europa. I consumatori di stupefacenti rischiano attualmente fino ad un anno di prigione e 3.750 euro di multa, “ma la carcerazione per consumo resta un fatto eccezionale, i giudici preferiscono misure alternative alle condanne, così come previsto dalla legge”, ricorda l’agenzia AFP.

Alleviare il lavoro delle forze dell’ordine
Per lottare contro questa “depenalizzazione di fatto”, dopo il 16 giugno, quattro città francesi stanno sperimentando la multa forfettaria di 200 euro per le persone considerate colpevoli di consumo di droghe.
Secondo i firmatari “la legalizzazione permetterebbe di alleviare il lavoro delle forze dell’ordine di oltre 120.000 arresti annuali per semplice consumo e più di un milione di ore di lavoro delle stesse forze dell’ordine…”. “Il costo della repressione per l’apparato poliziesco e giudiziario è stimato tra 550 e 700 milioni di euro all’anno”.
In un contesto di crisi economica, “la legalizzazione permetterebbe in effetti di far rientrare ogni anno nelle casse dello Stato tra 2 e 2,8 miliardi di euro e questo dovrebbe creare tra 30.000 e 80.000 posti di lavoro, essenzialmente nel settore agricolo”.

Creazione di lavoro
Nel 2018, l’INSEE ha valutato il traffico di droghe in 2,7 miliardi di euro all’anno, un miliardo dei quali per cannabis e 800 milioni per cocaina.
Comunque, benché i firmatari di questo appello sostengano che “cessare di far sì che il consumo di cannabis sia una problema giudiziario e sanitario senza di conseguenza banalizzare il prodotto, la diversità dei suoi consumatori, il suo legame con la società e i molteplici usi” non significa che non ci siano effetti negativi.

Una sostanza da non banalizzare
Ad ottobre del 2019, Emmanuel Macron si è dichiarato contro “la legalizzazione della cannabis come di qualunque uso che non sia legale”, perché “non ha mai letto studi di un certo peso che dimostrino che non ci siano effetti sull’autocrontrollo, soprattutto per i più giovani”. Drogues info service lancia anche un allerta sul fatto che un “consumo regolare precoce possa rallentare lo sviluppo cerebrale se questo avviene prima dei 15 anni di età”. “A lungo termine, le performance intellettuali possono essere alterate: problemi di concentrazione, tempi di reazione, perdita di memoria a breve termine e capacità decisionali”.
Tanti argomenti contro la legalizzazione. Nel frattempo, i firmatari sostengono la “legalizzazione come ha già fatto la maggior parte dei propri vicini europei”, e questo sarebbe secondo loro “senza dubbio un forte e responsabile segnale verso milioni di francesi consumatori che oggi vengono considerati alla stregua di malati o delinquenti”.

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