NORMATIVA ANTIDROGA E CARCERE: UN BILANCIO DEGLI ULTIMI 30 ANNI

data di pubblicazione:

12 Giugno 2020

Continuano su Fuoriluogo gli interventi di ricercatori, attivisti ed esperti in occasione dei 25 anni di Forum Droghe. Nell’articolo di Elia De Caro, Associazione Antigone, viene ripercorso il percorso legislativo e penale della normativa anti-droga italiana, soffermandosi sui suoi aspetti più controversi, sul piano dei diritti. Facendo un bilancio dei trent’anni intercorsi dalla legge Jervolino-Vassalli, De Caro sottolinea la perdita di centralità del tema droghe nel dibattito pubblico. Al tempo stesso, gli effetti della legge Jervolino-Vassalli, e delle successive modifiche, sul piano repressivo non lasciano dubbi, sul piano dei numeri:Se nel 1990 dopo l’emanazione della sconsiderata legge jervolino-Vassalli le presenze in carcere erano di 23,000 presenze di cui 7299 tossicodipendenti assistiamo in due soli anni a un raddoppio della popolazione detenuta tanto che il 31.12.1992 abbiamo 47000 detenuti di cui 14818 tossicodipendenti. La furia liberticida e il carattere di legge manifesto conducono al referendum del giugno del 1993 che depenalizza le condotte legate e prodromiche al consumo della detenzione, acquisto e importazione. Si ha così un deflazione della popolazione detenuta che passa dalle 50000 unità di fine 1993 alle 46500 di fine 1995.

La rilevanza centrale delle cieche politiche punitive sul piccolo spaccio e della sproporzione sanzionatoria sui reati drogacorrelati non termina però nel secolo scorso. I primi anni duemila ci restituiscono un nuovo esempio lampante dei pessimi risultati a cui conducono tali politiche : nel 2005 si assiste al numero più alto ( poi ripetutamente superato fino ad oggi) di 55.000 detenuti per cui si impone la legge sull’indulto che porta in pochi mesi al dato di 39.000 detenuti di fine 2006. Sul finire di tale anno il governo Berlusconi inventa però una ragione di straordinaria urgenza per cui introduce nel decreto di finanziamento delle olimpiadi di Torino alcune norme che irrigidiscono la legge sugli stupefacenti e che parificano il trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e droghe pesanti e a fine 2007 abbiamo nuovamente 48000 detenuti che diventano 58000 a fine 2008 dopo l’emanazione del primo “decreto sicurezza” del Ministro Maroni. Il secondo decreto sicurezza e la vigenza della legge Bossi Fini fa sì che a fine 2009 abbiamo 64.731 e la prima sentenza di condanna della cedu all’Italia per violazione dell’art.3 ovvero per imposizione di un trattamento inumano e degradante dato dal sovraffollamento carcerario.

Tale dato di presenze si conserva pressoché immutato fino al 2013 quando abbiamo 62.536 detenuti e la Cedu emette la sentenza Torreggiani, finché con sentenza n 32 del 2014 la Corte Costituzionale boccia quelle norme della Fin Giovanardi che avevano parificato il trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e pesanti e ristretto il concetto di uso personale di stupefacenti. A fine del 2014 abbiamo 53.000 detenuti e grazie anche ad altri interventi di deflazione della popolazione detentiva la Cedu ritiene che l’Italia abbia assolto alle indicazioni della Corte per evitare la condanna per violazione dell’art. 3. Giungiamo quindi all’ultimo quinquennio dove l’agenda di interventi e politiche sulle dipendenze e sulle sostanze stupefacenti sembra non occupare la politica e il Parlamento se non per il lodevole cammino dell’intergruppo per la legalizzazione che ha raccolto fino a 200 adesioni di differenti parlamentari o di converso alle periodiche campagne securitarie che si traducono nella richiesta di ulteriori inasprimenti di quella legge o meglio di quell’articolo che più di ogni altro crea detenzione e esecuzione penale.”

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