CANNABIS TERAPEUTICA – PROMUOVERE UNA NUOVA CULTURA TRA I MEDICI

data di pubblicazione:

28 Ottobre 2019

Sono noti i benefici della Cannabis terapeutica nel trattamento di molte problematiche di salute, eppure scarseggia la formazione e l’informazione sia tra i medici che tra i pazienti.
Da uno studio ‘Green Doctors’, condotto dal prof. Pierangelo Cifelli, neuroscienziato e ricercatore del dipartimento di Fisiologia umana dell’Università La Sapienza, che ha coinvolto 450 pazienti che usano Cannabis terapeutica, emerge che la maggior parte dei pazienti non sono giovani.

“Il nostro obiettivo è dare sollievo – afferma il medico – ed evitiamo nelle forme che somministriamo l’effetto psicoattivo, perchè trattiamo soprattutto pazienti dai 70 ai 90 anni”.
Cifelli lavora da anni per combattere fake news e sfatare falsi miti sulla Cannabis, proprio come Maria Novella De Luca, fotoreporter e autrice del libro ‘I volti della canapa‘ (edito Crowdbooks). Il testo contiene 15 storie raccolte in giro per la Penisola e presenta voci di ogni età: dal bambino al giovane e all’anziano, persone normali che chiedono una migliore qualità della vita, una riduzione dei danni collaterali dovuti a farmaci e terapie devastanti per il fisico, per evitare la dipendenza da farmaci paradossalmente facilissimi da ottenere, come la morfina e gli oppiacei.
In poche parole chiedono di avere la possibilità di condurre una vita normale o almeno migliore.
“I volti della canapa” è stato presentato nei giorni scorsi a Roma, insieme all’autrice era presente anche il dottor Cifelli per fare il punto in Italia sullo stato della preparazione dei medici, delle richieste dei pazienti e del reperimento del farmaco.
Risultati importanti la Cannabis terapeutica li ha ormai raggiunti nel trattamento dei dolori cronici e farmacoresistenti di varia origine (fibromialgia, dolore oncologico e neuropatico), sulle malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson, Demenze) e croniche infiammatorie dell’intestino, sulle epilessie farmacoresistenti, i disturbi dello spettro autistico e quelli del ciclo sonno-veglia.
Secondo il ricercatore della Sapienza occorre promuovere corsi di preparazione indirizzati ai medici.
“La Cannabis è un farmaco particolare – continua – è una terapia che va cucita addosso al singolo paziente e richiede un rapporto molto stretto. Un approccio che può risultare difficile per un medico ospedaliero”. I farmaci a base di Cannabis possono essere prescritti da medici iscritti all’Ordine su ricetta bianca, il costo del medicinale è a spese del paziente. “Le vere difficoltà si riscontrano nel servizio pubblico perchè in Italia c’è una forte disomogeneità legislativa. Cosi’ l’erogazione della Cannabis terapeutica prescritta su ricetta rossa è, ad esempio, gratuita solo in Toscana, Puglia, Emilia Romagna e, sulla carta, anche nel Lazio dove ogni struttura ospedaliera ha le sue diverse modalità di erogazione. Infine, a livello nazionale, ci sono strutture pubbliche in cui è praticata l’obiezione di coscienza”. Da qui un altro limite importante. “La Cannabis terapeutica nel pubblico non è mai una terapia di prima scelta e ai pazienti che si recano nei centri di terapia del dolore vengono prescritti prima i farmaci autorizzati sul territorio – oppioidi, antidepressivi e antidolorifici – solo in un secondo momento, se questi farmaci sono inefficaci, viene presa in considerazione la Cannabis”.

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