GUERRIGLIA URBANA IN MESSICO FRA NARCOS ED ESERCITO

data di pubblicazione:

18 Ottobre 2019

A volte la cronaca offre spunti di massimo interesse per capire la realtà contemporanea: è questo il caso della guerriglia urbana, durata ore, nella città di Culiacán, capoluogo dello stato di Sinaloa, scatenata dall’arresto di uno dei figli di El Chapo Guzman. I membri del commando dell’esercito che avevano arrestato per alcune ore Ovidio Guzmán, uno dei pretendenti al ruolo di capo del cartello messicano più potente, sono stati poi costretti a rilasciarlo, perché sottoposti per ore al tiro di decine di miliziani dei narcos, che hanno inoltre messo a ferro e fuoco la città. Anche se vi sono divergenze su come i fatti si siano realmente svolti, è però acclarato che Ovidio Guzman sia stato liberato per evitare che lo scontro degenerasse ulteriormente. Secondo Repubblica: “La voce si è diffusa subito come uno tsunami. Da tutto lo Stato di Sinaloa ha cominciato a confluire sulla capitale Culiacán, una citta di 800 mila persone, un vero esercito di killer e sicari. L’ordine era colpire i soldati e liberare il figlio del vecchio boss. Sui social scorrevano le prime immagini e i video di una battaglia che aveva sventrato i muri, le finestre, le porte di una cittadina ormai deserta, con la gente tappata in casa, le strade vuote, senza auto e bus, ristoranti e bar sbarrati. All’esterno bruciavano decine di veicoli che bloccavano gli accessi principali e formavano vere barricate di fuoco. Solo dopo mezzanotte le raffiche e i boati delle esplosioni sono cessati e si è cominciato a capire cosa era accaduto. Con versioni contrastanti e un finale ancora tutto da descrivere. Si sa solo che Ovidio Guzmán è stato liberato”

Secondo il segretario della Sicurezza Pubblica, Alfonso Durazo, una squadra della Guardia Nazionale composta da 30 soldati, stava pattugliando la frazione di Tres Ríos, quando attorno alle 15:30 è stata attaccata da una casa. I militari avrebbero risposto al fuoco e sarebbero riusciti a conquistarla. All’interno c’erano quattro persone. “Una”, ha precisato Durazo, “veniva identificata come Ovidio Guzmán”. Notizia confermata dai social dove già prima della dichiarazione ufficiale erano iniziate a circolare foto del figlio del Chapo subito dopo il suo arresto. “Ma dopo aver preso possesso della casa”, ha aggiunto il segretario alla Sicurezza, “la pattuglia di militari veniva di nuovo aggredita da un volume di fuoco imponente e da altri criminali giunti da diversi punti dello Stato di Sinaloa”

Il bilancio, nonostante la furibonda battaglia, è di un morto e una trentina di feriti. Ma soprattutto di una sconfitta militare per la Guardia Nazionale su cui il presidente Obrador non ha voluto fare alcun commento. Il Segretario della Sicurezza di Sinaloa, Cristóbal Castañeda sostiene invece che ci sono “diverse vittime” senza sbilanciarsi sul numero. Conferma invece che durante gli scontri c’è stata una fuga dal carcere locale e che tra 20 e 30 detenuti sono evasi. Quattro sarebbero stati di nuovo catturati. Tutte le attività di Sinaloa sono state sospese. Uffici pubblici chiusi e scuole sbarrate. Le testimonianze raccolte dai siti e della tv locale raccontano di almeno 100 camionette con decine di uomini fortemente armati giunte da ogni angolo dello Stato proprio per liberare il figlio del Chapo. Ovidio Guzmán è considerato uno dei pretendenti al trono del Cartello dopo l’uscita di scena del padre. La lotta per la successione aveva visto una profonda purga all’interno dell’organizzazione e uno scontro durissimo con la Jalisco Nueva Generación, il Cartello dominante in Messico, che aveva conquistato la piazza di Sinaloa, crocevia del traffico di stupefacenti verso gli Usa e terra di coltivazioni del papavero da oppio”.

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