LE ULTIME SENTENZE SULLA CANNABIS: UN COMMENTO

data di pubblicazione:

2 Luglio 2019

Elia De Caro e Gennaro Santoro, dell’Associazione Antigone, propongono un  commento ragionato sulle ultime, importanti sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione sulla cannabis. L’articolo, tratto dall’ultima edizione del Libro Bianco sulle droghe, analizza con molta cura il dispositivo giuridico delle sentenze, offrendo rilevanti elementi di riflessione sul piano legislativo e dei diritti dei consumatori.

Di quali sentenze si tratta? La prima è del 23 gennaio 2019, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della pena minima edittale per la cessione di droghe pesanti per l’ipotesi ordinaria (fatti non di lieve entità); la seconda è relativa alla decisione delle Sezioni Unite della Corte di cassazione del 27 luglio 2018, con la quale non si considera incompatibile con la figura di lieve entità la cessione di qualità diverse di sostanze; infine, la decisione delle Sezioni Unite del 30 maggio 2019 con la quale sembra affermarsi l’illiceità della commercializzazione delle infiorescenze della cosiddetta cannabis light.

Si riportano di seguito le conclusioni degli autori: “Tutte le sentenze commentate, soprattutto l’ultima, mostrano come, in mancanza dell’intervento del legislatore, il quale da ben quindici anni non disegna interventi sistematici sul tema degli stupefacenti, sia la giurisprudenza di legittimità e costituzionale a doversi cimentare sul tema cercando di adeguarlo ai principi di ragionevolezza e proporzionalità previsti dalla nostra Costituzione. Non tocca però ai giudici  scrivere le leggi ma interpretarle, per cui sarebbe auspicabile che in futuro il nostro paese potesse adeguarsi a quel trend internazionale che vede sempre più paesi abbandonare l’illusorio e criminogenetico percorso di lotta alla droga e affrontare scelte coraggiose ed efficaci come la legalizzazione della cannabis e gli interventi di prevenzione e riduzione del danno per i consumatori in luogo della sola risposta sanzionatoria, che dovrebbe sempre essere extrema ratio del diritto penale”.

 

 

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