CANNABIS LIGHT, FRA IDEOLOGIA E REALTA'

data di pubblicazione:

14 Maggio 2019

In risposta alle dure dichiarazioni del ministro Matteo Salvini, che ha minacciato la chiusura dei negozi che vendono cannabis light, un articolo di Fabio Scaltritti, della Comunità San Benedetto al Porto, interviene sulla controversa questione. Secondo Scaltritti, le dichiarazioni di Salvini rispondono più a esigenze ideologiche che a dati di realtà. Già nei mesi scorsi erano stati annunciati provvedimenti di chiusura di cannabis shop, poi non avvenuti in quanto dai controlli effettuati, i prodotti e le licenze erano risultati tutti regolari. Un altro punto sviluppato nell’articolo è la critica alla sovrapposizione fra canapa come prodotto lecito e regolamentato, in quanto contenente concentrazioni di THC inferiori ai valori massimi, e cannabis come sostanza psicoattiva. Scaltritti ha buon gioco nel ricordare che tutti gli interventi e i pareri normativi (da ultimo la sentenza della 6° sezione della Cassazione) che si sono espressi sulla cannabis light ne hanno ribadito la legalità.

“Assimilare la Canapa alla Cannabis è una esigenza del Ministro, siamo in campagna elettorale e quindi non è utile a questo scopo conoscere e diffondere ciò che sia l’ONU che le maggiori Agenzie internazionali sulle droghe stanno rilevando da tempo: il proibizionismo e i suoi dispositivi sono da superare e bisogna cominciare a togliere Cannabis e derivati dalla giurisdizione sugli stupefacenti. Come Comunità e Operatori del SERT siamo stati recentemente ospiti per una giornata all’Osservatorio Europeo sulle Droghe di Lisbona che ci ha fornito gli ultimi dati aggiornati sui consumi di Cannabis tra i giovanissimi. I paesi UE con il più alto tasso percentuale di consumatori giovanissimi sono quelli in Europa con le legislazioni più proibizioniste (Francia prima e Italia seconda, con Regno Unito in crescita) mentre i Paesi con le percentuali di consumo più basse sono quelli con regolamentazioni e piena depenalizzazione da decenni (Olanda e Portogallo i primi due). Dati che coincidono con quelli sulle conseguenze della legalizzazione della Cannabis negli Stati degli USA che hanno avviato una regolamentazione completa dell’uso (medico e ricreativo): nel periodo successivo cala vistosamente spaccio e criminalità (reati) e diminuisce il numero dei consumatori. Gli unici dati che indicano invece forti aumenti sono quelli dell’occupazione giovanile e dei fatturati delle imprese. Non siamo più negli anni ’80 quando le proposte spesso ideologiche erano supportate da ipotesi contrapposte: ora esistono riferimenti di numerosi Paesi, dati scientifici e ricerche, informazioni verificate che dicono sostanzialmente che la strada migliore è abbandonare il proibizionismo, al più presto, e valutare ipotesi concrete di legalizzazione. Comprese le ultime dichiarazione dell’ONU e dell’OMS.

Vogliamo pensare che questa non sia una ripicca nei confronti degli alleati di Governo (che giustamente hanno depositato l’ennesima proposta di Legge sensata sulla legalizzazione) ma una svista madornale e un errore di comunicazione.

In caso contrario a farne le spese saranno i posti di lavoro, le attività agricole e commerciali che in questi ultimi due anni si sono costituite arricchendo il già variegato mondo di gastronomi, Impresari Edili, Artigiani del manufatto, Gelatai e pasticceri, Stilisti di moda e creativi, naturopati ed erboristi. E la salute pubblica di tutta la popolazione, a partire dai consumatori che già oggi occupano una buona metà dei posti offerti dal nostro sistema penitenziario in crisi da anni. Se il Ministero degli Interni vuole davvero far qualcosa di utile per il Paese porti in Parlamento le proposte di Legge depositate che propongono Regolamentazione e possibilità di autoproduzione per uso personale: questo si dà un bel colpo alle varie Mafie e alle organizzazioni criminali, altrimenti si faccia da parte e faccia lavorare i tecnici e gli esperti, in Italia ne abbiamo con gran capacità e competenze.”

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