GIORNATA MONDIALE PREVENZIONE SUICIDIO

data di pubblicazione:

9 Settembre 2011

Oggi, 9 settembre, si celebra la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, un fenomeno di cui si parla malvolentieri ma che per l’Oms fa circa un milione di vittime l’anno e due morti al minuto. In Italia sono circa 4.000 le persone che ogni anno decidono di togliersi la vita: circa 3 mila sono uomini, mille invece le donne.
Il dato italiano non si discosta molto dalla media Europea ma il nostro paese presenta una distribuzione dei casi non uniforme: nel Nord e nel Centro Italia il fenomeno è più grave rispetto al Sud, mentre la Sardegna presenta un alto tasso di suicidio tra i giovani-adulti.
In Europa sono i paesi nordici a soffrire maggiormente del fenomeno, ma oggi i casi di suicidio sono maggiormente diffusi nei paesi dell’ex Unione sovietica, come in Estonia o in Lituania dove il suicidio interessa circa 50 soggetti su 100mila. Nel mondo, invece, sono i paesi asiatici quelli che fanno registrare dai maggiormente preoccupanti, portando a livello mondiale il suicidio come seconda causa di morte tra gli adolescenti di tutto il mondo, nella fascia 15-24 anni.

Negli ultimi anni il tema sta destando l’interesse di ricercatori a livello internazionale per lavorare maggiormente sulla prevenzione, tema a cui è dedicata la Giornata mondiale della prevenzione del suicidio.
Per fare prevenzione è necessario lavorare sui fattori di rischio: depressione, disgregamento del nucleo familiare, isolamento o abuso di sostanze.
Secondo Maurizio Pompili, direttore del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma e referente italiano Iasp (International association for suicide prevention) “c’è un grande bisogno di affrontare il problema. A volte si dice che il suicidio è un fenomeno raro, ma la popolazione che pensa al suicidio e che si confronta col problema è molto più grande di quella che giunge ad un esito letale. Molti sono quelli che fanno tentativi di suicidio. Scommettono con la morte, vengono salvati in pronto soccorso e poi tornano alla loro realtà”.
Tra i fattori studiati da Pompili in questi anni anche il ruolo della famiglia. “Uno studio fatto con l’Istituto superiore di sanità ha dimostrato che in Italia gli sposati sono più protetti dal rischio di suicidio rispetto ai single, separati o divorziati. Questo vale un po’ per tutte le fasce d’età e sia per gli uomini e che per le donne: il matrimonio è un fattore protettivo”. Ma è difficile delineare un quadro di cause definito. “Dietro al voler morire c’è una sofferenza estrema che spesso non riusciamo a intendere e che è sbagliato comprenderla dal punto di vista meramente clinico – puntualizza -. Non possiamo dare la colpa alla sola depressione chiudendo il capitolo perché non necessariamente è determinante. Spesso sono le vicissitudini personali, le sconfitte, la vergogna, gli abbandoni, tutti fattori peggiorativi del rischio di suicidio che portano a creare uno stato perturbato dove il soggetto perde i punti di riferimento e si sente inondato in una sofferenza nella quale sprofonda”. In questi periodi, aggiunge Pompili, un fattore di rischio è la crisi. “Perdite finanziare, di lavoro e di sicurezza sono qualcosa da tenere in considerazione. Ma i rischi ci sono anche per gli anziani che vivono in condizioni di isolamento e lontano dalle cure. O anche i giovani che si abbandonano all’abuso di sostanze”.
Fondamentale tener conto dei segnali d’allarme e soprattutto intervenire laddove ci sia già stato un primo tentativo. “Il tentato suicidio è un fattore di rischio importantissimo per ulteriori tentativi – spiega Pompili -. Tuttavia non c’è un’assistenza dedicata a coloro che hanno fatto dei tentativi. Il nostro intento è quello di creare un reparto ad hoc per una riabilitazione per coloro che hanno fatto tentativi di suicidio e questo porterebbe anche a ridurre la spesa pubblica poiché ogni ricovero ha una spesa notevole”. La prevenzione, in questo quadro, diventa una mano tesa che può salvare diverse vite.

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