I CAMBIAMENTI FISIOLOGICI DELL’ABUSO DI INTERNET

data di pubblicazione:

23 Luglio 2018

Aumento di battito e pressione: i cambiamenti fisiologi dell’abuso di internet.
Si verificano in chi riporta di avere un rapporto problematico con la Rete nel momento in cui si disconnette. Lo dimostra uno studio pubblicato su Plos One che ha coinvolto 144 persone tra i 18 e i 33 anni.

Aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco: sono i cambiamenti fisiologici che si verificano in chi fa abuso di internet, quando spegne telefono e pc. Una disconessione che ha delle conseguenze non solo sulla psiche, come hanno documentato numerosi studi fino ad oggi, ma anche sul fisico. Si tratta di effetti simili a quelli riscontrabili in persone che smettono di usare un sedativo o un oppiaceo, e si accompagnano a una maggiore ansia nonché a un morale più basso.

A documentarli, ora, è una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Plos One, condotta da studiosi della Swansea University e dell’Università degli studi di Milano. “Questi risultati – scrivono gli autori dell’analisi – dimostrano che l’impatto della fine di una sessione online non è ristretto a una variabile psicologica”.

Lo studio.
La ricerca ha coinvolto 144 persone tra i 18 e i 33 anni tutte con sede in Gran Bretagna, a cui sono stati misurati una serie di parametri fisiologici sia prima che dopo aver trascorso un po’ di tempo online. I partecipanti all’analisi hanno risposto a una serie di test psicologici e navigato per 15 minuti, sfogliando qualsiasi sito web di loro gradimento. Poi è stata imposta la disconessione. Tra chi ha riportato di avere un rapporto problematico con la Rete (in base a un test che misura la qualità della vita), i ricercatori hanno rilevato un aumento medio del 3-4% della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna nei due minuti successivi al distacco della spina, rispetto ai momenti precedenti. Non solo, in alcuni casi si è verificato persino un raddoppiamento.

“Questi effetti fisiologici possono essere correlati all’ansia”, spiega a Repubblica Roberto Truzoli, ricercatore di psicologia dell’Università di Milano e uno degli autori dello studio. Nessun cambiamento, invece, è stato registrato tra coloro che non hanno segnalato alcuna difficoltà nell’utilizzo di internet. Truzoli precisa che l’associazione tra “uso problematico della Rete” e “dipendenza”, con effetti di astinenza fisiologici e psicologici, va approfondita.
“Ci sono altri studi che legano l’abuso di internet a un disturbo di tipo ossessivo/compulsivo – dice -. Ma i nostri risultati sembrano indicare che, per alcune persone, è molto probabile ci si trovi di fronte a una dipendenza”.

Internet come un oppiaceo.
La ricerca sembra confermare il parallelo suggerito qualche tempo fa da alcuni studiosi statunitensi che hanno paragonato la dipendenza da internet a quella per le droghe. Ma quanto regge la similitudine? “Anche se non è esattamente lo stesso, il paragone regge se lo facciamo con gli oppiacei e i tranquillanti“, commenta Federico Tonioni, responsabile dell’Ambulatorio dipendenze comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma. “Perché, a differenza delle anfetamine o di altre sostanze stimolanti, gli oppiacei non attivano la dopamina per cui non creano eccitazione. Si tratta, invece, di una seconda pelle che ha la stessa funzione di uno schermo protettivo. Ogni screen digitale è, infatti, una barriera che difende da stimoli emotivi insopportabili“.

Per evitare controindicazioni, Tonioni suggerisce che non è importante ridurre il tempo trascorso al pc: “Ciò che conta – annota – non è il numero di ore passato davanti al computer, ma l’intensità
del ritiro sociale. Per esempio, un ragazzo che rimane al pc otto ore e poi va a giocare a calcetto è meno preoccupante di un altro che naviga per quattro ore e non esce mai. In quest’ultimo caso il consiglio è farsi aiutare da dei professionisti”.

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