LIBRO BIANCO SULLE DROGHE, NONA EDIZIONE. SECONDA PARTE

data di pubblicazione:

27 Giugno 2018

Ulteriori conferme sul ritorno dei processi di controllo coattivo della detenzione e dell’uso di sostanze stupefacenti ci vengono dalle segnalazioni ex art. 75, relative al possesso di sostanze stupefacenti per uso personale, soggetto a sanzioni di tipo amministrativo. Continuano ad aumentare le persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: da 27.718 del 2015 a 38.613 del 2017: +39,30% (+18,13% rispetto al 2016). Si conferma l’impennata delle segnalazioni dei minori che quadruplicano rispetto al 2015. Aumenta sensibilmente anche il numero delle sanzioni: da 13.509 nel 2015 a 15.581 nel 2017: +15,33% (+18,42% rispetto al 2016). (…) La repressione colpisce per quasi l’80% i consumatori di cannabinoidi (78,69%), seguono a distanza cocaina (14,39%) e eroina (4,86%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990 1.214.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste il 72,81% per derivati della cannabis (884.044)”.

Interessanti le considerazioni e le critiche svolte nel Libro Bianco rispetto al sistema dei servizi di cura, di cui si riporta un lungo estratto: “La vecchia divisione fra un numero limitato di consumatori altamente problematici e una platea di consumatori occasionali/ricreazionali non è più attuale. A questa lettura rispondeva un’offerta terapeutica “intensiva” per un’utenza altamente problematica, destinata a rimanere in carico dei SerD e/o delle comunità per molto tempo. Nel mondo dei consumi esiste oggi una situazione più graduata e complessa, con molti differenti modelli di consumo associati a differenti livelli di rischio e di danno. Si assiste a una diversificazione degli stili e degli ambienti di uso, ma i medesimi consumatori possono cambiare nel tempo il loro modello di consumo, con frequenti oscillazioni. Ciò richiede un’articolazione dell’offerta dei servizi.
Questa nuova realtà dei consumi rimane in larga parte sconosciuta perché è carente, se non assente, la ricerca ufficiale sui modelli e gli stili di consumo, nonostante questo tipo di ricerca sia in grado di fornire una lettura più ampia dei consumi, oltre il “tunnel della droga”, gettando le basi per un nuovo sistema dei servizi.
La Relazione mostra la fotografia di un sistema “statico”, che ancora si regge sulle due gambe “SerD /comunità”, secondo il modello degli anni novanta (…) I servizi si sono negli anni impoveriti, con gravi carenze di personale che penalizzano soprattutto gli interventi psicosociali. Occorre anche un rinnovamento culturale, superando l’attuale servizio “a risposta unica”, organizzato come un ambulatorio e focalizzato sulla “patologia” del consumo: che non contrasta, anzi asseconda lo stigma sociale. La Riduzione del Danno è la grande assente nei dati ufficiali della Relazione, quanto si sa è frutto del lavoro delle ONG. In Europa la riduzione del danno è un “pilastro” delle politiche pubbliche, il suo sviluppo può consentire di superare il vecchio sistema basato su SerD-comunità, potenziando o inaugurando una serie di interventi chiave: dai dropin agli infoshop (servizi di consulenza per un uso più sicuro), dal drug checking alle stanze del consumo”.

I contenuti del libro bianco sono completamente disponibili online, ed il rapporto è scaricabile dal sito di Fuoriluogo.it.

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