CANNABIS LIGHT: I RISCHI PER LA SALUTE

data di pubblicazione:

22 Giugno 2018

Anche basse concentrazioni di cannabis producono una serie di controindicazioni. Non è detto che sia sicura per tutti. E’ questo il parere appena fornito dal Consiglio Superiore di Sanità (Css) che si esprime negativamente sulle infiorescenze di cannabis light, da poco legali e vendute nei negozi . Bisogna ricordare in Italia e in altri paesi l’uso ricreativo della cannabis non è legale. La nostra legge 242 del 2016, che consente la coltivazione, la vendita e l’uso per oggetti da collezione, alimenti, cosmetici ed altri prodotti, delle cosiddette infiorescenze di cannabis light, quelle condelta-9-tetraidrocannabinolo (Thc, la sostanza psicotropa alla base della cannabis) inferiore allo 0,6%.

Il parere negativo del Css è motivato dall’assenza di studi anche a lungo termine su queste specifiche concentrazioni, come sottolinea Sabina Strano Rossi, tossicologa forense dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “Le percentuali di Thc, fino allo 0,2% ma di fatto fino allo 0,6% sono basse ma non nulle”, spiega Strano Rossi. “Il Consiglio Superiore di Sanità mette in luce che non ci sono dati sufficienti per poter dire che la cannabis light sicura”.

Di fatto, la legge 242 del 2016 rende legale la coltivazione e la vendita di influorescenze di cannabis light come oggetti da collezione, alimenti, cosmetici ed altri prodotti, ma non per uso ricreativo.“La destinazione dell’utilizzo è importante – aggiunge Strano Rossi – un conto è un oggetto da collezione, mentre diverso potrebbe essere l’effetto, nel tempo e per certe categorie, del consumo di alimenti, come i dolcetti, a base di canapa. L’impressione, inoltre, è che non sia possibile escludere che le influorescenze non siano impiegate anche per usi diversi. Il rischio, ad esempio, è che vengano vendute insieme ad apparecchi per fumare e accendini”.

Anche se in basse concentrazioni, il Thc rimane una sostanza psicotropa, ricorda l’esperta che si accumula nei tessuti grassi e viene poi rilasciata lentamente, con un eventuale potenziamento dei suoi effetti nel tempo. “Per questa ragione – sottolinea Strano Rossi – i potenziali rischi sono soprattutto per i bambini e i ragazzi, in cui lo sviluppo cerebrale è ancora in atto, e nelle donne in gravidanza. Non avendo dati, non si può escludere, infatti, che un accumulo del principio attivo nel tempo possa agire a livello della struttura cerebrale, ad esempio diminuendo lo spessore della corteccia, deputata alle funzioni cognitive superiori. Altro aspetto, bisogna stare attenti ad assunzioni accidentali da parte di bambini molto piccoli, che possono causare un’intossicazione”.

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