AIDS/HIV. IN TERAPIA 100 mila PAZIENTI, 4 mila NUOVI MALATI

data di pubblicazione:

11 Maggio 2018

icarLe persone tra 25 e i 29 anni le più colpite, i più rischiosi i rapporti tra Msm. I problemi connessi alla cura e alla prevenzione delle infezioni virali saranno affrontate nel corso della decima edizione dell’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (Icar) che si terrà a Roma dal 22 al 24 maggio prossimi.

Oggi in Italia sono in terapia più di 100mila pazienti con Hiv. Secondo l’ultimo bollettino del Centro Operativo Aids dell’Iss i cui dati si riferiscono al 2016, poco meno di 4mila sono le nuove diagnosi di infezione che vengono fatte ogni anno, con una incidenza di circa 5,7 su 100mila abitanti. Dati che ci dicono che la trasmissione della malattia non si è ancora interrotta e coinvolge le fasce d’età più giovani, tra i 25 e i 29 anni.
Nel 50% dei casi si tratta di maschi che fanno sesso con maschi; rimane costante, invece, il numero di donne con nuova diagnosi di Hiv (30%). Nel 2016 sono state segnalate 796 nuove diagnosi di Hiv in donne, delle quali 488 (61,3%) in donne straniere e 297 (38,7%) in donne italiane. Lombardia e Lazio sono le regioni dove si sono registrate il maggior numero di nuove diagnosi, rispettivamente con 691 e 557 nuovi casi.

A seguire, invece, troviamo l’Emilia Romagna (328), la Toscana (292), la Sicilia (274), il Piemonte (253) e il Veneto (210). A livello di incidenza, invece, queste le regioni con incidenza superiore alla media nazionale: Lazio (8,5), Marche (7,2), Toscana (7,1), Lombardia (6,7), Liguria (6,6). Emilia Romagna (6,5), Umbria (6,2) e Piemonte (5,8).

A puntare i riflettori sui I problemi connessi alla cura e alla prevenzione delle infezioni virali è l’Icar l’Italian Conference on Aids and Antiviral Research, organizzata sotto l’egida della Simit, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e con il patrocinio di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica, che quest’anno compie dieci anni.

Il congresso, presieduto da Massimo Andreoni, Andrea Antinori eCarlo Federico Perno, si terrà dal 22 al 24 maggio 2018 a Roma presso l’Ergife Palace Hotel. Sono attesi oltre ottocento specialisti tra ricercatori, medici, specialisti di vari settori coinvolti nell’assistenza e cura dell’infezione da Hiv, volontari delle associazioni impegnate nella lotta contro l’Aids.

La modalità di contagio prevalente è quella sessuale, mentre la trasmissione tramite tossicodipendenza riguarda una quota minimale, pari a pochi punti percentuali. Si osserva, anche, un rilevante numero di stranieri con una nuova diagnosi di Hiv. È stato stimato, inoltre, che il 40% delle persone alla prima diagnosi risulta essere inconsapevole di essersi esposta all’Hiv. La trasmissione per uso iniettivo di sostanze, la trasmissione eterosessuale, l’essere residenti nel Nord Italia, il genere femminile, nonché l’età più avanzata sono risultati fattori di rischio associati alla inconsapevolezza del rischio di Hiv.

Le iniziative. Anche quest’anno l’appuntamento intende affrontare i problemi connessi alla cura e alla prevenzione delle infezioni virali, aprendosi anche alla società civile. In questo ambito, si rinnova l’appuntamento con il contesto artistico che coinvolge le scuole “RaccontART” e l’offerta del test rapido Hiv e Hcv in alcune piazze romane. Sono confermate, inoltre, le Scholarship Giovani Ricercatori, Scholarship Community nonché l’importante appuntamento degli “Icar-Croi Awards”, dedicato alle giovani eccellenze italiane selezionate al recente Congresso CROI di Boston da una giuria di scienziati americani. Focus, durante il congresso, sulle nuove strategie terapeutiche, che permettano di gestire a lungo termine i pazienti con HIV, e sull’eradicazione dell’epatite C nei pazienti coinfetti Hiv e Hcv.

“In questi 10 anni – spiega Massimo Andreoni, Professore Ordinario di Malattie Infettive della Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli studi di Roma Tor Vergata – la ricerca ha fatto grandi passi avanti, permettendo ai soggetti con infezione da Hiv una aspettativa di vita che si avvicina sempre di più a quella della popolazione sana. Quella di cui oggi siamo protagonisti, quindi, è una ricerca più ambiziosa, che non vuole dimostrare solo l’efficacia delle nuove terapie antiretrovirali, ma che intende puntare a nuove strategie finalizzate alla cura funzionale dell’infezione, rendendo possibile l’interruzione della terapia da parte dei pazienti”.

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