EVOLUZIONI DEL SISTEMA DI CURA DELLE DIPENDENZE: 1975-1990 (PRIMA PARTE)

data di pubblicazione:

4 Aprile 2018

eroina anni '80Sono passati più di tre decenni dall’avvio del sistema sanitario di diagnosi e di cura delle dipendenze così come lo conosciamo. Un lungo articolo di Roberto Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, ricostruisce alcuni snodi, problematiche e passaggi fondamentali che hanno caratterizzato la costruzione, in Italia, del sistema sanitario per le dipendenze. Molto importante risulta il cambiamento di prospettive, finalità e modelli organizzativi posti in essere fra le legge sulle droghe del 1975 e quella del 1990: mentre la prima prevedeva che “La cura e la riabilitazione dei soggetti che fanno uso non terapeutico di sostanze stupefacenti o psicotrope sono affidate ai normali presidi ospedalieri, ambulatoriali, medici e sociali”, nel testo del 1990 si stabilisce che “le attività di prevenzione e cura siano esercitate da specifiche strutture accreditate pubbliche e private“. Si delinea insomma un passaggio epocale nella concezione tanto del malato che del servizio: mentre nel 1975 si metteva l’accento sul livello territoriale della cura (presidi ospedalieri, ambulatoriali, medici e sociali), nel 1990 si afferma il ruolo delle nuove strutture specialistiche.

In quindici anni, tante cose sono cambiate: dalla diffusione dell’eroina alla nascita di nuovi metodi di cura, spesso in opposizione, dall’affermazione su scala internazionale di una politica di lotta alle droghe basata sul proibizionismo all’allarme suscitato dall’HIV-AIDS. Si arriva così agli anni ’90, quando si configura un preciso sistema di cura e di controllo del soggetto tossicodipendente: “Il SERT degli anni ’90 diventò così, contemporaneamente, un luogo di cura ma anche la parte di un contenitore con tre lati: gli organi di controllo, Polizia, Magistratura, Carcere e Prefettura su un lato; Comunità terapeutiche, su un altro; e, appunto, il SERT. Uno strumento importante di questo contenimento fu indubbiamente il metadone”.

Con la legge del 1990, trova piena formulazione una concezione dell’uso di droghe e del dipendente che oscilla di continuo fra due poli: contenimento /controllo da una parte, cura dall’altra. “La Guerra alla droga, a livello internazionale, era nel suo pieno e la legge italiana ribadiva l’uso di droghe come fatto illecito fino al punto di affermare che, in determinate condizioni, poteva anche essere sottoposto a detenzione chi non accettava di curarsi. In realtà l’intento non era puramente repressivo e la carcerazione non era l’obiettivo primario, ma certamente l’orientamento era quello di voler costruire una situazione di controllo attorno all’uso di droga tale da costringere il tossicodipendente a curarsi o ad entrare in una Comunità. Non dimentichiamo che il tossicodipendente (a quei tempi soprattutto eroinomane) non solo veniva visto come un deviante e, potenzialmente, un criminale ma anche come il possibile portatore “infettivo” di una malattia mortale”.

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