ETNOGRAFIA DELL'USO DI DROGHE: ALCUNE RIFLESSIONI

data di pubblicazione:

27 Marzo 2018

eroina iniettataUna recensione in inglese presente online sul sito di Society for the Study of Addiction dell’articolo di Lisa Maher (2002), pubblicato sull’International Journal of Drug Policy, permette di riflettere su alcune implicazioni e questioni etiche relative alla pratica etnografica nel contesto di gruppi marginalizzati e stigmatizzati. Maher ha svolto negli anni ’80 e ’90, in piena emergenza AIDS, un rilevante lavoro etnografico con persone tossicodipendenti in vari contesti sociali e geografici (Brooklyn, New York, Sydney e la città di Ho Chi Minh). Nel lavoro con individui che agiscono pratiche illegali, i ricercatori si trovano confrontati a sfide continue, che hanno però il vantaggio di offrire ai ricercatori stessi l’opportunità di analizzare dal vivo la vita quotidiana, le rappresentazioni e le pratiche dei gruppi e degli individui studiati. Se ciò può mettere in difficoltà i ricercatori, nel caso di Lisa Maher è stata un’opportunità preziosa per mettere in secondo piano il suo ruolo e le sue opinioni, e per dare voce alle persone che fanno uso di droghe illegali. Maher descrive lo scetticismo delle persone tossicodipendenti incontrate verso questionari o indagini, e l’apertura dimostrata, invece, verso metodi di ricerca basati sull’interazione diretta.

Sulle pratiche di uso iniettivo, e il pericolo di trasmissione dell’infezione da HIV, la ricercatrice, sulla base del suo lavoro sul campo decennale scrive: “Le pratiche iniettive sono più di un conglomerato di presa di decisione individualizzata (…) La violenza strutturale crea le condizioni che incoraggiano e riproducono l’uso di droghe pericolose e l’infezione da HIV”.

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