LA VIOLENZA DEL NARCOTRAFFICO CONTRO LA SOCIETA' MESSICANA

data di pubblicazione:

1 Novembre 2017

narcos mexicoIl narcotraffico condiziona pesantemente, e a tutti i livelli, la vita sociale in Messico. Un’intervista al giornalista Sergio Ocampo de “La Jornada”, uno dei rari media indipendenti del Paese, corrispondente dell’agenzia France Press-AFP, permette di approfondire la difficilissima situazione che vivono i giornalisti in Messico. Ben 103 i giornalisti che sono stati assassinati dall’anno 2000, soprattutto nei tre Stati piu’ toccati dallo spaccio di droga (Veracruz, Chihuahua e Guerrero). Fra le cause per le quali i giornalisti hanno pagato un così terribile tributo di sangue, figura in primo luogo il fatto che sono i principali autori di inchieste scomode dal punto di vista politico. Negli anni scorsi, ad esempio, diversi reportage hanno fatto luce sulle connessioni e sui comuni interessi fra settori dell’aministrazione centrale, della polizia e gruppi del narcotraffico. Per il giornalista, sempre di piu’ sono le donne a essere vittime di esecuzioni sommarie e anche i sequestri a scopo estorsivo continuano a moltiplicarsi. L’estorsione di fondi avviene attraverso “sequestri lampo” che comportano spesso la morte dell’ostaggio, anche se il riscatto e’ stato versato. Si riporta di seguito il passaggio dell’intervista sui motivi degli assassini di giornalisti:

D. Le indagini sull’infiltrazione dello Stato centrale e degli Stati federati da parte dei narcotrafficanti, sono la causa degli assassinii dei giornalisti?
R. I nostri colleghi cercano in effetti di andare al di la’ dei fatti criminali. Talvolta, alcuni toccano interessi degli Stati e delle forze armate legati al narcotraffico. Semplice aneddoto: sono andato a 70 Km dalla capitale di Guerrero a vedere delle coltivazioni di papavero per le quali gli Stati chiedono la legalizzazione per fini terapeutici. Ho chiesto ad una contadina come le derrate lasciavano i campi. E mi ha risposto che degli elicotteri venivano a cercarle: blu, verdi e grigi. Traduzione: quelli della polizia federale, quelli dell’esercito e quelli della marina nazionale. Bene! Quando i giornalisti sono minacciati, i poteri pubblici fanno loro notare che “vanno troppo lontano” e mettono cosi’ in pericolo la propria vita. Di fatto, e’ pericoloso per un giornalista messicano fare il proprio mestiere, sia che siano di cronache locali o che lavorino per un media nazionale”.

LINK ALL’INTERVISTA

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