CHEMSEX: LE DROGHE COME AFRODISIACO

data di pubblicazione:

5 Agosto 2017

chemsexGiancarlo Giancane, medico tossicologo del Ser.T di Bologna, in un articolo pubblicato sulla rivista “Dal Fare al Dire”, approfondisce un tema emerso recentemente in Italia, il cosiddetto ChemSex. Con ChemSex si intende un fenomeno, sviluppatosi nelle principali capitali europee a inizio millennio e da pochi anni segnalato anche in alcuni grandi centri urbani italiani, che prevede il consumo di specifiche sostanze psicoattive in occasioni di lunghi incontri sessuali. Gli elementi che caratterizzano il Chemsex sono: 1) il genere maschile; 2) le droghe utilizzate, in prevalenza mefedrone, GHB/GBL, metamfetamine e in misura minore cocaina e alcol. Di solito sono assunte in via venosa (slamming); 3) questi incontri vengono organizzati quasi esclusivamente attraverso la rete, in particolare chat, app e forum frequentati dalla popolazione LGBT. 4) la lunga durata delle sessioni di ChemSex, in genere di alcuni giorni.

Fra i principali elementi di preoccupazione elencati da Giancane vi sono la scarsa conoscenza sulle modalità di uso di droghe dei consumatori, la mancanza di protezione nei rapporti sessuali, e la sottovalutazione dei rischi infettivi. Va poi menzionato il fatto che il ChemSex, inizialmente riservato a una parte della popolazione LGBT, si starebbe estendendo alla popolazione eterosessuale, dove l’uso strumentale di droghe per potenziare il piacere sessuale sarebbe sempre più diffuso.

Giancane, nella seconda parte dell’articolo, anticipa alcuni risultati preliminari di una ricerca online da lui condotta, tramite questionario,  sul fenomeno, che ha visto la partecipazione di ben 1.430 soggetti. I risultati, in corso di elaborazione statistica, indicano per Giancane, come dati di fondo che: “Il primo dato di cui prendere atto è che l’associazione sesso e droghe non è motivata dal potenziamento della funzione sessuale (…) E’ ragionevole ipotizzare che al successo sempre maggiore delle droghe come afrodisiaco possano concorrere diversi fattori, primo fra tutti la grande diffusione di forme di consumo socialmente compatibili di sostazne psicoattive, che attraversano fasce sempre più ampie della popolazione, nonché la grande facilità con cui ormai si può reperire ogni tipo di droga”.

Giancane S., Le droghe, afrodisiaci del XXI secolo?, Dal Fare al Dire, XXVI, n. 2, pp. 3-12.

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