ROBERTO SAVIANO: ROMA COME NUOVA GOMORRA?

data di pubblicazione:

15 Luglio 2017

donne cocainaImportante articolo di Roberto Saviano, pubblicato su Republica, sulle nuove strategie del narcotraffico in Italia: Roma come nuovo crocevia dello spaccio di cocaina a livello internazionale, con decine di esercizi e attività commerciali legali coinvolte? Il quadro tracciato da Saviano apre inquietanti interrogativi sulla potenza criminale delle nuove gang romane che, alleatesi con camorra, n’drangheta e anche organizzazioni mafiose estere, appare in grado di condizionare settori importanti dell’economia romana e italiana. Saviano, sulla base di una fondamentale inchiesta dei Carabinieri coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma che ha portato lo scorso giugno, nel giro di una settimana, all’arresto di quasi cento persone e al sequestro di beni per centinaia di milioni di euro, sostiene la tesi dell’esistenza di vere e proprie organizzazioni mafiose totalmente romane. Da queste indagini, non solo è emerso “che alcuni bar della capitale sarebbero diventati centrali di spaccio di droga attive 24 ore su 24, ma anche che decine e decine di attività commerciali, come caffè, ristoranti, pasticcerie e tabaccherie di Roma, sarebbero stati comprati riciclando i narcoeuro”.

Per comprendere la portata epocale di questa inchiesta è sufficiente ricordare che, “nell’operazione “Tempio 2014”, i carabinieri hanno messo le mani su 578 chili di cocaina pura quasi all’80 per cento, tutti movimentati secondo gli inquirenti da un’organizzazione di base a Roma. La droga sequestrata equivaleva a 24 milioni di dosi al dettaglio, che sul mercato valgono oltre un miliardo e trecento milioni di euro“. L’inchiesta è riuscita ad accertare la rete di contatti nazionali e internazionali di queste nuove organizzazioni criminali romane, che appaiono in grado di fungere non solo da intermediari  su altre piazze italiane, ma anche di controllare lo spaccio di ingenti quantitativi di cocaina in vari stati europei. “L’inchiesta Tempio 2014 dimostra che Roma è ormai base attiva del crimine organizzato: mentre fino a qualche anno fa c’erano ‘ndranghetisti, camorristi e mafiosi che vi giungevano appositamente per fare business (di varia natura, dal vendere droga all’investire nella ristorazione), ora invece ci sono gruppi autoctoni capitolini che hanno acquisito tutte le caratteristiche delle organizzazioni mafiose del Sud, le ripropongono su Roma adattandole a quell’ambiente e intrattengono con i calabresi e i napoletani rapporti d’affari alla pari. Hanno solo compiti diversi: ai boss calabresi e napoletani è rimasto il ruolo di broker del narcotraffico, perché hanno decenni di relazioni e di esperienza maturata nel settore, mentre la parte di distribuzione – non solo al dettaglio ma anche all’ingrosso – è in mano a organizzazioni romane. Conclusione: a Roma esiste una nuova camera di compensazione delle diverse mafie italiane, con una struttura autonoma, la cui presenza si è radicata anche a causa all’assenza di allerta. Un’industria invisibile, trascurata da tutti e che è prosperata in questo cono d’ombra“.

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