INCONGRUENZE DELLA LEGGE SULL'OMICIDIO STRADALE

data di pubblicazione:

24 Febbraio 2017

indexLo scorso anno è entrata in vigore la legge sull’omicidio stradale, salutata in modo quasi unanime come una legge necessaria e giusta. La legge prevede forti aggravanti di pena laddove, in caso di incidente mortale, il conducente risulti positivo all’alcol o a sostanze illegali. E’ infatti prevista una pena sino a 18 anni di carcere in caso di incidente mortale dopo assunzione di alcol o droga. Giorgio Bignami, commentando una sentenza del tribunale di Padova, riporta alcune criticità delle legge. In primo luogo, i dubbi di costituzionalità per l’eccessiva severità delle pene, confrontate con altre condotte colpose. Ma il vero punto dolente è un altro, ed era stato sollevato subito dopo l’approvazione della legge: quale l’affidabilità della positività per sostanze come la cannabis, la cui assunzione può risalire a diverse ore prima dell’incidente? Come dimostrare in modo inoppugnabile il nesso di causa effetto fra positività alla cannabis e incidente? Sostiene Bignami: “accertamenti sull’assunzione di alcol e/o droghe che quella delle modalità secondo le quali è lecito, o meno, procedere agli accertamenti stessi. A parte il gran numero di etilometri fuori uso o di dubbia affidabilità, seguitano a contraddirsi le successive sentenze di Cassazione in tema di validità delle misure in caso di volume insufficiente dell’aria soffiata (il Sole, 14 febbraio). In caso di rifiuto di sottoporsi al test dell’etilometro scatta l’obbligo di procedere al test sui liquidi biologici, ma il soggetto deve essere avvisato che ha il diritto di far assistere il suo avvocato a detto test; tuttavia questo “ostacolo” può essere aggirato se l’avvocato non arriva in tempo per evitare un calo significativo del tasso alcolemico. Nel caso delle droghe illecite il problema è un altro: in particolare per la cannabis, il reperto analitico può dire ben poco sulla condizione psicofisica del soggetto al momento dell’incidente, per cui ripetutamente si è sancito che l’ultima parola spetta all’esame clinico effettuato tempestivamente. Ovviamente questo groviglio di complicazioni favorisce chi ha i mezzi per permettersi una difesa costosa ed efficace, mentre penalizza sempre più pesantemente i soggetti più deboli”.

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