CARCERI: PROBLEMI VECCHI NELL'ANNO NUOVO

data di pubblicazione:

4 Gennaio 2017

carcereUn breve articolo di Franco Corleone, garante dei detenuti della regione Toscana, pubblicato sul quotidiano Il Manifesto, commenta alcune criticità e sfide che il sistema carcerario italiano affronta. Pure se lontano dai valori record degli anni scorsi, nel 2016 si è registrato un lieve aumento del numero di detenuti nelle carceri italiane, pari a più di 55.000. Con la caduta del governo Renzi, il rischio che i provvedimenti di riforma delle carceri annunciati dal ministro Orlando -confermato nella carica dal nuovo governo Gentiloni- possano ulteriormente slittare o essere rinviati sine die, è concreto. Un’anomalia che persiste, nonostante il depotenziamento della legge Fini-Giovanardi sulle droghe ad opera della Corte Costituzionale, riguarda l’altissimo numero di detenuti per reati legati al piccolo spaccio o alle detenzione di sostanze stupefacenti (circa il 32% delle presenze in carcere). Un’interessante proposta lanciata da Corleone riguarda una serie di misure per migliorare la vita quotidiane dei detenuti, in attesa di una riforma organica: “Nel frattempo l’idea di una iniziativa per cambiare le condizioni di vita all’interno delle patrie galere a legislazione vigente è emersa nell’ambito di un Seminario di preparazione del Convegno in onore di Sandro Margara realizzati nell’ottobre scorso, “Lo stato del carcere dopo gli Stati Generali”. Il 15 dicembre ho sottoscritto con il Provveditore dell’Amministrazione della Toscana Giuseppe Martone un documento assai impegnativo, chiamato Patto per la Riforma. Il proposito assai ambizioso è di attuare una sperimentazione e un’anticipazione dei contenuti della riforma delineata nell’atto di indirizzo 2017, in 14 punti, dal ministro Orlando e tra cui spiccano il lavoro, l’affettività, le misure alternative, la salute. Cose concrete dunque. A cominciare dalla sostituzione degli sgabelli nelle celle con sedie decenti. La ricerca dell’afflizione è stata costruita con cura certosina e meticolosa e occorre rompere abitudini e assuefazioni. L’elenco è lungo: garantire l’acqua calda e le docce nelle celle; rendere le biblioteche fruibili per la lettura e lo studio; attivare mense e locali per fare la spesa; progettare gli spazi e i luoghi per l’affettività. La dignità, l’autonomia e la responsabilità passano da una diversa quotidianità. Ci aspetta un anno di combattimento”.

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