REPORT UNAIDS 2016: UNA PRIMA SINTESI

data di pubblicazione:

23 Novembre 2016

unaidsE’ stato diffuso ieri il nuovo rapporto annuale UNAIDS, che come tutti gli anni consente di fare un punto globale sull’andamento dell’infezione. Alla presentazione del rapporto, il direttore di UNAIDS, Michel Sidibé, ha rimarcato che, fra i progressi registrati, è continuata nel 2015 la tendenza all’aumento di accesso ai farmaci antiretrovirali. Nel 2010 vi avevano accesso circa 9 milioni di persone, quota che nel 2015 è raddoppiata (18.2 milioni). Uno degli aspetti più evidenziati da Sidibé è l’urgenza di intervento nella popolazione giovanile femminile, che risulta molto esposta all’infezione. Secondo Sidibé, “Le giovani donne stanno affrontando una triplice minaccia. Sono ad alto rischio di contrarre l’infezione da HIV, hanno tassi bassi di effettuazione del test HIV, e presentano una bassa aderenza ai trattamenti. Il mondo sta “perdendo” le giovani donne e dobbiamo fare urgentemente di più”. In effetti le statistiche registrano tendenze preoccupanti: nel 2015, sono circa 7.500 alla settimana le giovani donne (15-24 anni) che contraggono l’infezione. La situazione appare disastrosa nei paesi dell’Africa dell’est e meridionale, dove si registra il 90% delle nuove infezioni fra le ragazze di età compresa fra i 15 i 19 anni.

Il rapporto mostra anche che sta funzionando l’impatto dei trattamenti sull’estensione della vita. Nel 2015, si è raggiunto il numero massimo di persone (5.8 milioni) con HIV di età superiore ai 50 anni. Il rapporto sottoline ache se gli obiettivi di trattamento saranno raggiunti, questo numero è destinato a salire fino a 8.5 milioni nel 2020. Tuttavia, occorre ricordare che le persone anziane con HIV sono molto più esposte, fino a cinque volte, al rischio di soffrire di malattie croniche. Ciò implica un difficile sforzo di politica sanitaria, anche per trovare strategie in grado di rispondere efficacemente ai costi sanitari sul lungo periodo per questa fascia di popolazione. Un altro aspetto strategico riguarda il contrasto delle patologie correlate all’HIV, in particolare tubercolosi, papilloma virus, cancro ed epatite C. Nel 2015, poco meno della metà dei decessi per malattie correlate all’AIDS (400.000 su 1.1 milioni) è stata causata dalla tubercolosi.

Dati positivi provengono rispetto al calo di nuove infezioni fra bambini trasmesse dalla madre, che sono calate del 51% dal 2010. Anche l’accesso ai farmaci per prevenire la trasmissione del virus dalla madre al figlio è migliorato, dal 50% del 2010 al 77% del 2015. Sui 150.000 bambini che sono stati infettati nel 2015, quasi la metà lo sono stati attraverso l’allattamento al seno. Rispetto alle fasce di popolazione più sensibili, nel 2014 circa il 45% delle nuove infezioni da HIV su scala globale sono avvenute fra membri della popolazione chiave e i loro partner sessuali. Il rapporto avverte che le nuove infezioni da HIV stanno continuando ad aumentare fra le persone che fanno uso di droghe per via iniettiva  (+ 36% dal 2010 al 2015), fra gay e MSM (del 12% dal 2010 al 2015) e non stanno diminuendo fra sex worker e transgender.

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