CARCERE: UN PROGETTO PER LA QUALITA' DELLA VITA DEI SIEROPOSITIVI

data di pubblicazione:

21 Ottobre 2016

Free to live well with Hiv in prisonInformare i detenuti e spingerli a comportamenti che permettano loro di compiere scelte responsabili e consapevoli riguardo alla propria salute, soprattutto nell’ottica del ritorno in società; offrire al personale sanitario, agli agenti di polizia penitenziaria, agli educatori e ai volontari presenti in carcere la possibilità di sviluppare conoscenze, atteggiamenti e competenze per la gestione in sicurezza del loro lavoro quotidiano; raccogliere elementi conoscitivi sulla salute dei detenuti e predisporre strumenti da fornire a Regioni e Asl per rispondere a questi bisogni.

Sono questi, in sintesi, gli obiettivi del progetto “Free to live well with Hiv in prison”, nato dalla collaborazione tra Nps Italia Onlus, Società di medicina e sanità penitenziaria e Università Ca’ Foscari di Venezia, con il contributo incondizionato di ViiV Healthcare.

A partire ottobre,infettivologi della Simspe ed esperti dell’Università Ca’ Foscari, con il fondamentale supporto di peer educator, ovvero ex detenuti attivisti nell’ambito dell’area dell’Hiv, svolgeranno un’articolata attività di formazione -informazione in dieci istituti penitenziari per adulti e un istituto penale per minorenni, per un totale di circa mille detenuti, in sei regioni: Lazio, Calabria, Liguria, Sicilia, Puglia, Marche.

In ogni carcere verranno svolti almeno due interventi: uno rivolto specificamente ai detenuti e uno ai formatori/operatori.

Gli interventi formativi saranno affiancati da un’attività di ricerca finalizzata a individuare le effettive conoscenze dei detenuti e del personale carcerario rispetto all’Hiv, a verificare l’esistenza di pregiudizi e paure legate alla convivenza forzata e a definire le necessità formative. Inoltre, sarà facilitato l’accesso al test per l’Hiv, con il monitoraggio della presa in cura di eventuali esiti positivi al test.

Per Margherita Errico, presidente di Nps Italia Onlus, «punto di forza di questo genere di formazione è la sua forma non tradizionale che vuole fornire adeguate informazioni sui comportamenti a rischio nell’ambito di una convivenza forzata anche su temi ancora oggi molto difficili da trattare, perché permeati di stigma, come l’Hiv, superando le difficoltà grazie all’alleanza tra società civile, comunità scientifica, attivisti nella lotta all’Hiv e personale penitenziario».

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