FRANCIA: IL DIBATTITO "BLOCCATO" SULLA CANNABIS

data di pubblicazione:

15 Agosto 2016

carcere2 (1)Un articolo pubblicato sul quotidiano Le Monde, e tradotto in italiano sul sito di ADUC, riporta lo stato della discussione sulle politiche anti-droga in Francia, e in particolare sulla questione cannabis. Infatti, un anno fa il primo ministro Valls aveva incaricato una commissione di redigere un rapporto sull’efficacia dell’attuale legislazione penale anti-droga, risalente al 1970, chiedendo di esaminare la coerenza dei provvedimenti rispetto alla cannabis. Il punto centrale sottolineato dagli esperti nel rapporto è la sostanziale inefficacia dissuasiva delle attuali pene per il consumo di cannabis: “La constatazione degli esperti dei ministeri e’ precisa. Se la legge prevede in teoria una sanzione di un anno di prigione e 3.750 euro di ammenda per un consumatore di droghe, sono rari i consumatori che sono definitivamente condannati ad una pena simile rispetto al numero dei reati rilevati. Nel 2014, piu’ di 170 mila persone sono state incriminate per uso di stupefacenti, fatto che gli autori del rapporto qualificano come un “contenzioso di massa”. Nella maggior parte dei casi, queste persone detengono per se stesse delle quantita’ “modeste” di cannabis che non consente alle forze dell’ordine di perseguirli per “detenzione di stupefacenti”, un reato piu’ grave, passibile di dieci anni di prigione e 7.500 euro di ammenda, che concerne le persone sospettate di traffico. Su 100.000 episodi di consumo trattati dai tribunali, i due terzi sono stati giudicati con pene alternative (41.000 delle quali si rifanno alla legge). Alla fine, solo 1.426 persone sono state condannate alla galera. E solo 150 persone -recidive- scontano attualmente una pena carceraria per il solo reato di consumo di stupefacenti.” Se quindi i reati legati alla detenzione di piccole quantità di cannabis già oggi sono spesso puniti con ammende, il rapporto suggerisce l’opportunità di estendere in maniera più rigorosa tale provvedimento. Nonostante il rapporto sia stato consegnato al governo francese un anno fa, finora il dibattito politico appare bloccato, per il timore di affrontare una questione percepita come molto sensibile dal mondo politico, sia a sinistra che a destra.

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