LE NUOVE ROTTE DEL NARCOTRAFFICO IN ITALIA E IN EUROPA

data di pubblicazione:

7 Marzo 2016

153638886-2a277677-696b-4700-965b-8fe5638dc605Un’inchiesta curata da Andrea Palladino per Repubblica mostra in quali modi gli importanti cambiamenti geo-politici registrati negli ultimi anni stiano ridisegnando la mappa del traffico di droghe illegali in Europa, in particolare di quelle più richieste come cannabis, eroina, cocaina. Il dato di fondo che emerge dall’inchiesta è la grande capacità organizzativa che le organizzazioni del narcotraffico hanno messo in campo, che si è tradotta nella creazione e nelle gestione di nuove rotte dello spaccio internazionale, con un ruolo di primo piano esercitato da alcuni stati africani. Palladino introduce così l’inchiesta: “Dieci è il numero chiave della rete dei narcos. Dieci è il moltiplicatore dei guadagni, dal produttore al grossista. Dai laboratori andini della coca, o dai campi afghani, primi produttori di oppio, ai magazzini delle periferie di Roma, la città italiana dove più gira la “bianca”. In mezzo c’è un esercito di broker, riciclatori, corrieri, colonnelli dei cartelli, capi decina, jihadisti, politici corrotti e stati canaglia. Tutti costantemente online sulle chat dei BlackBerry, dove si usa una nuova lingua che mescola spagnolo, portoghese, italiano e inglese. Frasi veloci, pin identificativi scambiati con codici segreti, nickname da b-movie. C’è  Spiderman, Modà, Beep beep, Pavarotti, Verdi, Mozart, Giotto. E poi, sul lato opposto dell’Atlantico, El leon, Soy yo, Noel, Eric Berne. Un sistema fluido, veloce, capace di cambiare rotta in pochi minuti, in grado di controllare linee commerciali imbottendo container o il corpo di disperati disposti a fare da “mulo”. Piccoli carichi, porti sconosciuti, vie che attraversano il deserto del Sahara dove comandano le bande di quella rete criminale che conosciamo come Isis. Oppure, sul lato occidentale, dominando le strade desolate della baixada santista, quell’area periferica cresciuta attorno alla grande San Paolo dove regna il PCC, Primeiro comando da Capital, il feroce cartello brasiliano nato vent’anni fa dentro le carceri, mutuando metodi e organizzazione dalle mafie italiane.”

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